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Archeologia

Roma

Le invenzioni di Augusto

A Palazzo Massimo la rivoluzione dell’imperatore, dal calendario alla biografia di famiglia

Ritratto di Cesare da Tuscolo, Torino, Museo di Antichità

Roma. In coda alle iniziative della Soprintendenza archeologica di Roma per il bimillenario di Augusto, la mostra «Rivoluzione Augusto. L’imperatore che riscrisse il tempo e la città», dal 16 dicembre al 2 giugno a Palazzo Massimo, affronta un tema mai trattato nello specifico, la rivoluzione del calendario avviata da Cesare ma attuata da Augusto e che in buona sostanza è rimasta inalterata fino a oggi. Una ventina i pezzi esposti, a cui si aggiungono il docufilm «A-Elegia di Augusto», ideato da Rita Paris curatrice dell’esposizione insieme a Silvia Bruni e Miria Roghi, e un’hyperbiography digitale e interattiva sulla famiglia augustea, i matrimoni, l’amato nipote Marcello, i figli adottivi fino a Tiberio che gli succederà. Si parte dal calendario tradizionale, che risale a Romolo e Numa Pompilio, illustrato dai Fasti Anziati, gli unici sopravvissuti di prima della riforma e conservati proprio a Palazzo Massimo. Mentre questi riportavano solo le festività in onore degli dei (la dedica a un tempio, gli Agonalia, i Carmentalia ecc.), Augusto vi aggiunge date di carattere personale, giorni che ricordano fatti importanti della sua vita e della sua famiglia, il conferimento di un’onorificenza (la corona civica da parte del Senato), una vittoria in battaglia (Azio), le nozze con Livia, la dedica dell’Ara Pacis. La mostra cerca di spiegare questa rivoluzione «contemporanea», molto politica, destinata a riscrivere il tempo pubblico, sociale, religioso e tutti gli aspetti della città, perfino la sua riorganizzazione topografica. Alcuni pezzi sono capolavori dello stesso museo, come l’Augusto pontefice massimo e i Fasti Prenestini, tra i meglio conservati e più vicini all’ideologia dell’imperatore. Dei calendari di Roma esposti al Foro e in altri luoghi pubblici non rimangono che frammenti, al contrario degli omologhi di altri municipi, che si erano adeguati ai fasti ufficiali magari con qualche piccola aggiunta del Senato locale. L’insieme delle fonti, comprese quelle letterarie da Varrone a Ovidio, ci restituisce un quadro completo, ben illustrato per la riforma augustea dai Fasti Prenestini e da quelli Amiternini, dettagliati rispettivamente sulla prima e seconda parte dell’anno. A questi si aggiunge il calendario di Alba Fucens, dipinto come quello di Anzio, scoperto di recente e praticamente inedito, di cui arriva la parte restaurata dove è ricordata l’uccisione di Cesare.
In mostra anche bei rilievi, tra cui uno con la vittoria di Azio, uno a forma di nave con Agrippa e uno da Berlino, con la triade delfica e il tempio di Apollo palatino (catalogo Electa, con saggi di esperti quali Simonetta Segenni e Cesare Letta sul ritrovamento di Alba Fucens).

Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014


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