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Fotografia

Londra

Le cicatrici dei teatri di guerra

Alla Tate Modern una ricognizione fotografica di luoghi con segni di conflitti

Simon Norfolk, «Un edificio con abitazioni e negozi segnato da proiettili nel quartiere di Karte Char a Kabul. L’area è stata al centro di combattimenti tra Hikmetyar e Rabbani e tra Rabbani e hazari», 2003. © Simon Norfolk

Londra. Quel che scorre nelle immagini di «Conflict, Time, Photography», alla Tate Modern di Londra fino al 15 marzo, non è l’orrore della guerra in atto, quanto i segni della distruzione e della perdita nei luoghi dei combattimenti. Quella proposta da Simon Baker, curatore della collettiva, è una ricognizione fotografica delle ferite che ogni conflitto lascia incise nel territorio e nell’esistenza di chi lo subisce, riprese dall’obiettivo quasi nell’attimo del loro prodursi, così come un secolo dopo. Baker racconta che lo spunto per la mostra, oltre al centenario dello scoppio della Grande Guerra (commemorato attraverso le fotografie anche al Getty Research Institute di Los Angeles, con «World War I: war of images, images of war»), viene dalla scoperta di una coincidenza tra Mattatoio n. 5, il romanzo di Kurt Vonnegut uscito nel 1969, e Chizu (La mappa), il libro fotografico di Kikuji Kawada del 1965. Entrambi tornano a guardare i disastri della seconda guerra mondiale, lo scempio di Dresda e quello di Hiroshima.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Chiara Coronelli , da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014



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