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Archeologia

Protezione del patrimonio archeologico

Ci son voluti 22 anni

Ratificata dalla Camera, è al vaglio del Senato la Convenzione di Malta, il cui testo risale però al 1992

Perimetro di scavi presso Mignano Montelungo (Caserta)

Roma. L’Italia sa arrivare ultima anche in campi in cui è stata all’avanguardia. Il 22 ottobre la Camera ha approvato la ratifica della Convenzione europea della Valletta per la protezione del patrimonio archeologico: essa fissa principi e paletti anche per gli scavi privati, oltre che per quelli pubblici, la qual cosa rappresenta la novità più consistente per il nostro Paese.
Il documento è al Senato: al momento in cui scriviamo la data della discussione va decisa ma il sì di Montecitorio prefigura un analogo via libera da Palazzo Madama, forse entro quest’anno. Peccato però che il testo siglato nell’isola di Malta risalga al 1992. Mentre altrove si discute su come migliorarlo, noi lo recepiamo 22 anni dopo.

Autorizzazioni e controlli

Tempi lunghi a parte, in 18 articoli il trattato impone alla cinquantina di Stati aderenti alla Convenzione culturale europea di proteggere e identificare il patrimonio archeologico. Ogni Paese deve creare un inventario che comprenda anche monumenti e «zone protette».
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014


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