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Pinacoteca di Brera

A Milano più regista che architetto

Nei Saloni Napoleonici una mostra sui vent’anni del soggiorno lombardo di Bramante e sulla sua influenza sugli artisti locali: da Foppa a Bergognone, da Zenale a Bramantino

Donato Bramante, «Cristo alla colonna», Milano, Pinacoteca di Brera

Milano. Per Vasari era «risoluto, presto e bonissimo inventore» e l’umanista fra’ Sabba da Castiglione ne lodò le doti di «cosmografo, poeta volgare et pittore valente... et gran prospettivo». Ma questi non sono che due dei molti contemporanei che seppero riconoscere in Donato Bramante (1443/44-1514) una delle più potenti e originali personalità del nostro Rinascimento. Urbinate di formazione (nella Urbino colta e aggiornata di Federico di Montefeltro), Bramante fu poi attivo lungamente in Lombardia, nella corte sforzesca, lavorando per qualche tempo accanto a Leonardo, impegnato nel Cenacolo di Santa Maria delle Grazie mentre lui erigeva la Tribuna della chiesa. A Milano Bramante restò oltre vent’anni, dal 1477 al 1499, quando, caduto Ludovico il Moro, si trasferì a Roma e lavorò per Giulio II alla gran fabbrica vaticana e ad altri cantieri, primo fra tutti il Tempietto di San Pietro in Montorio. La fama dunque lo incoronò sin dagli anni lombardi, eppure i suoi esordi in Lombardia rimangono oscuri fino alla decorazione murale del Palazzo del Podestà a Bergamo (1477), di cui restano però frammenti poco leggibili e discontinui per qualità, poco illuminanti, mentre la sua prima opera documentata a Milano, il disegno per il celebre «Interno di tempio con figure» del 1481 (detto «Incisione Prevedari» dal nome dell’incisore Bernardo Prevedari), come spiega la soprintendente Sandrina Bandera «testimonia una maturità compiuta e una strepitosa capacità di innovazione. Unisce infatti architettura, rovine grandiose, prospettive e figure: qualcosa che nell’incisione non si era sino ad allora mai sperimentato». A lui la Pinacoteca di Brera, che custodisce alcune sue opere pittoriche, tra le quali il «Cristo alla colonna», dal 3 dicembre al 22 marzo dedica la mostra «Bramante e Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499» (catalogo Skira), curata da Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale e Cristina Quattrini, con Maria Cristina Passoni e Francesca Rossi, e supportata da Giorgio Armani, in cui si ricostruisce il soggiorno lombardo di Bramante e l’influenza profonda che la sua opera tanto innovativa e geniale ebbe sugli artisti locali. Il percorso, allestito da Corrado Anselmi, si snoda nelle sale della Pinacoteca e dopo la galleria d’ingresso, dedicata al solo Bramante, prosegue nei Saloni Napoleonici dove sono stati realizzati spazi semiaperti che pongono le sue opere in dialogo con quelle degli altri artisti, sia della collezione permanente sia di altri musei. Molto più che sull’architettura («non restano suoi progetti architettonici per Milano, precisa Sandrina Bandera. Si può dire che qui Bramante fu più “regista” che architetto: una sorta di grande consulente, dotato di una visione allargata, da urbanista, di una straordinaria sapienza progettuale e di una conoscenza di tecniche esecutive sino ad allora ignote a Milano, che gli derivavano dalla formazione centro-italiana»), la mostra pone l’accento sulle altre arti: pittura, scultura, plastica, incisione, oreficeria, miniature e vetrate; tutti linguaggi su cui Bramante influì con evidenza, «tanto che la sua presenza a Milano è visibile soprattutto attraverso le opere degli artisti coevi. In mostra lo provano i dipinti di Foppa (il nostro Polittico e due nostri affreschi) e di Bergognone (due preziose opere della collezione Borromeo), di Zenale (abbiamo dipinti dagli Uffizi e da Villa Sormani) e di Bramantino (la nostra grande «Crocifissione» e la «Pietà» dell’Ambrosiana), mentre una scultura della Cappella Colleoni di Bergamo mostra un’impressionante contiguità con gli “Uomini d’arme” di Bramante delle nostre raccolte».



Ada Masoero , da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014


  • Donato Bramante, «Uomo d’arme», Milano, Pinacoteca di Brera
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  • Donato Bramante, «Eraclito e Democrito», Milano, Pinacoteca di Brera

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