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Opinioni & Documenti

Il criptico d’arte

Vincent con gli additivi

Allestimento ipercalorico per insaporire dei Van Gogh «sogliola bollita»

Sarà per suggestione geografica, ma aggirandomi per la mostra milanese di Van Gogh non ho potuto fare a meno di pensare alla salsa olandese. Che è quella roba densa e gialla capace, un po’ come la maionese, di prevaricare il gusto di qualsiasi pietanza sino a farlo scomparire.
Pare che nonostante il nome sia una faccenda francese, proprio come d’altronde è successo al grande pittore. Solo che qui la salsa olandese non è olandese né francese, ma giapponese, e di nome fa Kengo Kuma.
Dunque, si son detti gli organizzatori, abbiamo il nomone, Van Gogh, ma non è che delle sue opere abbiamo il fior fiore. Non son tante, e soprattutto appartengono per stagione e tematiche alla produzione meno «croccante» (giuro, questa l’ho sentita dire davvero da un organizzatore fighetto) del nostro. Se vogliamo sbigliettare à gogo, che è l’unica ragion d’essere d’ogni intrapresa culturale secondo il nuovo credo, bisogna darci dentro di additivi.
E visto che siamo nella nuova capitale della meglio architettura di tendenza ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014

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