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Il tallone di Achille

Farabotto!

È l’esclamazione dialettale proferita da Totò, in uno dei suoi film, nei confronti di un personaggio per il suo comportamento riprorevole. Dall’etimo spagnolo «faraute»: mediatore, mezzano, intrigante. Insomma un uomo con le mani in pasta che affronta il quotidiano mai lealmente ma sempre con furbizia e relativo senso morale. Quel relativismo fomentato dalla Chiesa cattolica attraverso il sacramento della Confessione che ci libera da tutti i peccati e ci permette di compierne altri. Nel sistema dell’arte numerosi sono i farabotti. L’artista che segue il trend linguistico di successo, il critico che vende sotto banco e sotto prezzo le opere regalate dagli artisti, il gallerista che espone arte che privilegia il prodotto  e non il suo produttore, il collezionista che tesaurizza per visibiltà sociale, il museo che espone opere di regime, i media per le loro facili narrazioni e il pubblico per le fanatiche degustazioni. Basta dunque sostituire una vocale, una «o» al posto di una «u», per alleggerire il peso di una parola che invece sta a indicare anche il malaffare.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Achille Bonito Oliva, da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014


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