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L’Unesco avverte Venezia: vi cacciamo dalla Lista

Le preoccupazioni per i progetti in corso inducono a chiedere una missione di controllo in laguna, ma l’Italia sembra non preoccuparsene

Grandi navi nella laguna: un problema ancora irrisolto.

Venezia. L’Unesco ha finalmente deciso di mostrare i denti. Rimasta troppo a lungo in silenzio di fronte alla minaccia ambientale per Venezia e alla sua evidente cattiva gestione, non ha potuto esimersi dall’intervenire dopo che in Italia è emerso lo scandalo della massiccia corruzione per i lavori del Mose, con decine di arresti, tra cui il sindaco e due dirigenti della Magistratura della Acque, l’organo incaricato della gestione della laguna (cfr. n. 345, sett. ’14, p. 1).

Nell’incontro del Comitato Unesco per il Patrimonio mondiale svoltosi a Doha lo scorso giugno sono state prese decisioni importanti, come quella, da parte dell’Unesco, di chiedere conto della situazione all’Italia e, qualora le risposte dovessero essere insoddisfacenti, di inserire Venezia nella Lista del patrimonio in pericolo.

Ma l’Italia già in agosto ha ignorato le richieste, procedendo anzi con il deliberare il dragaggio in profondità di un canale in laguna che consenta alle grandi navi da crociera di entrare nel porto veneziano senza transitare in città. E questo nonostante l’Unesco abbia specificato di non ritenere accettabile nessuna delle soluzioni proposte per risolvere tale questione, e abbia anzi sollecitato il Governo ad approvare una legge che ne proibisca l’ingresso, così come alle petroliere.

Inoltre lo stesso Unesco ha messo in chiaro di essere consapevole che se si è giunti alla situazione attuale lo si deve a interessi economici e si è raccomandata che istituzioni ed agenzie finanziarie vigilino sull’effettivo espletamento delle valutazioni di impatto sull’ambiente e sul patrimonio, in modo da garantire che non vi saranno conseguenze negative su Venezia, prima di programmare un investimento per interventi ingenti in città e in tutta l’area.

In particolare ci si riferisce all’entità e alla portata di numerose grandi infrastrutture, di progetti di navigazione ed edilizi in laguna che potrebbero minacciare quello che viene definito l’«eccezionale valore universale» di Venezia, provocando cambiamenti irreversibili al territorio e al paesaggio marino.

L’Unesco ha chiesto al Governo italiano di produrre valutazioni di impatto ambientale per ciascuno dei progetti, volte a stimare la portata di tali modifiche ed evitare trasformazioni irreversibili e potenziali pericoli per la laguna e il suo territorio e per il paesaggio marino circostante. La risoluzione dell’Unesco proseguiva chiedendo al Governo italiano di accogliere nel 2015 una missione di studio congiunta Unesco-Icomos per valutare le condizioni di Venezia e della sua laguna e i potenziali effetti dei progetti in corso (un riferimento, tra le altre cose, alle ambizioni del porto di Venezia).

Al Governo italiano inoltre si è chiesto di consegnare all’Unesco entro il primo febbraio 2015 un rapporto sullo stato di conservazione di Venezia e della laguna ed entro il 31 dicembre 2015 un resoconto delle azioni intraprese.

Bénédicte Selfslagh, ex segretario generale di Icomos, ha però sottolineato che la risoluzione Unesco potrebbe anche non ottenere i risultati sperati. Il Governo italiano, ha lasciato intendere, è abile nell’aggirare i problemi, usando le pastoie burocratiche o affossando le richieste sotto tonnellate di documenti, tutti in italiano.

Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014


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