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Dalla Cina agli Stati Uniti agli Emirati Arabi

250 miliardi di dollari per i nuovi distretti culturali

Enormi prospettive, non solo economiche, ma anche molti interrogativi: la diffusione della cultura è il vero motore dei progetti grandiosi di tanti, innovativi distretti in costruzione in tutto il mondo?

Un render dello Zayed National Museum di Foster + Partners, Saadiyat Island, Emirati Arabi Uniti.

Nei prossimi dieci anni, verranno investiti circa 250 miliardi di dollari nella realizzazione di distretti culturali, più che in qualsiasi altro momento della storia contemporanea. L’obiettivo dichiarato è stimolare le economie locali, ma spesso non è chiaro chi sarà il beneficiario. «È un processo inevitabile, che ci piaccia o no, quindi dobbiamo capire bene come far funzionare le cose al meglio», dichiara Adrian Ellis, fondatore di Aea Consulting e direttore del Global Cultural Districts Network, istituito l’anno scorso per promuovere la discussione tra le diverse parti coinvolte nel progetto.
I distretti culturali si sono sviluppati rapidamente negli Stati Uniti. Nel 1998, secondo quanto riportava l’organizzazione non profit Americans for the Arts, erano 90 le città americane ad avere aree culturali già esistenti o in programmazione. Oggi, secondo il gruppo, sono circa 500. Tra i progetti più ambiziosi un investimento da 100 milioni di dollari a Brooklyn, New York, e lo sviluppo ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Pac Pobric, da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • La China Music Valley, Pechino.
  • Il Dallas Art District.
  • Un render dell’Asian Culture Complex, Gwangju, Corea del Sud.
  • Il West Kowloon Cultural District, Hong Kong.
  • La Brooklyn Academy of Music.
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