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Musei

Finalmente Picasso!

Dopo cinque anni di lavori e mesi di imbarazzanti polemiche il museo parigino riapre le porte al pubblico il 25 ottobre nello storico Hôtel Salé

Il neodirettore Laurent Le Bon

Picasso. Il Musée Picasso si lascia alle spalle cinque anni di lavori e mesi di imbarazzanti polemiche e riapre finalmente le porte al pubblico il 25 ottobre nello storico Hôtel Salé, al 5 rue de Thorigny, nel quartiere del Marais. È una data scelta con astuzia: fu il 25 ottobre del 1881 che, nella città andalusa di Malaga, ebbe i natali il padre del Cubismo. E in un’intensa settimana di eventi culturali per la città, con l’apertura della Fondation Louis Vuitton (cfr. articolo nella sezione Notizie) e della Monnaie de Paris: «Un piacevole scherzo del calendario. Che non sarà facile riprodurre molto presto!», ha osservato Laurent Le Bon, presidente del Musée Picasso dallo scorso 13 giugno, con il quale abbiamo avuto l’occasione di parlare pochi giorni prima dell’inaugurazione. «Da quando è partito il conto alla roveglia, siamo mobilitati 24 ore su 24 perché questa avventura si svolga al meglio». Il museo riapre più luminoso, più grande, più ricco di prima. Tutto l’Hôtel Salé è stato restituito al pubblico. Il percorso si fa su 37 sale e le opere esposte sono circa 400. Al piano -1 si tiene una mostra tematica sui grandi atelier di Picasso. Poi, su tre livelli, tra il piano terra e il secondo piano, si sviluppa «un allestimento cronologico spettacolare, che attraversa la vita di Picasso. Una cosa che solo qui, con la collezione eccezionale del museo, ci possiamo permettere di fare». Infine, all’ultimo piano, nelle nuove e pittoresche sale sotto il tetto, con le travi a vista, che i visitatori vedono per la prima volta, è esposta la collezione personale di Picasso, con capolavori di Matisse e Cézanne, Degas e Braque. «Non sarà un allestimento fisso. Il nostro principio è di far girare le opere, approfittando dello spazio che ormai abbiamo a disposizione», ha precisato Le Bon. Una nuova lettura della collezione sarà presentata sin dal settembre 2015 in occasione dei 30 anni del museo. Per l’anniversario altri progetti sono già in agenda: «Saremo presenti con una mostra sulla scultura di Picasso al MoMA di New York, che ospiteremo a nostra volta probabilmente nella primavera del 2016. Inoltre è in programma una grande mostra in collaborazione con il Centre Pompidou e il Grand Palais su Picasso e l’arte contemporanea, che si terrà al Grand Palais». Il presidente si proietta a lungo termine. Per il 2017 si stanno studiando già una mostra su «Picasso e il primitivismo» insieme al Musée du Quai Branly e una collaborazione con il Musée d’Orsay per una rilettura dei periodi blu e rosa. «Lavoreremo molto sulla valorizzazione della collezione. E ancora meglio se riusciremo a farlo insieme ad altre istituzioni. Anzi, ci ha detto ancora Le Bon, ne approfitto per dire agli amici italiani che sono a loro disposizione per realizzare dei bei progetti insieme!». Il museo, che prima dei lavori accoglieva 500mila visitatori all’anno, spera ora di attirarne tra 700mila e 800mila. Nato nel 1985 per accogliere la più ricca collezione al mondo di opere di Picasso (5mila, più 200mila documenti di archivio), grazie alla donazione degli eredi dell’artista scomparso nel 1973, il museo aveva chiuso i battenti nel 2009 con un importante progetto di restauro, diretto dagli architetti Stéphane Thouin, per le parti «storiche», e Jean-François Bodin, per l’adeguamento degli spazi interni. Bisognava restaurare il Grand Escalier, la Cour d’Honneur, le boiseries, rimettere a norma l’Hôtel Salé, ripensare la museografia e l’accoglienza del pubblico, liberare le sale sotto il tetto, fino a quel momento occupate dagli uffici dell’amministrazione, rendere accessibile la terrazza, migliorare la sicurezza delle opere (in particolare dopo il furto di un album di disegni di Picasso nel giugno del 2009), rifare il giardino su disegno del paesaggista Erik Dhont… I lavori sarebbero dovuti durare due anni. Ma i ritardi si sono accumulati, le sovvenzioni statali sono state tagliate, i costi sono lievitati. Poi, lo scorso maggio è esplosa a mezzo stampa l’inimicizia, che covava dietro le quinte, tra l’ex ministra della Cultura, Aurélie Filippetti, e l’ex presidente del museo, la vulcanica Anne Baldassari. L’esperta di Picasso aveva attirato su di sé diverse critiche per aver esportato all’estero i capolavori del maestro durante i lavori. Una politica che però ha permesso di convogliare circa 32 milioni di euro nelle casse del museo, gran parte del budget del restauro, 53 milioni in tutto (di cui 19 sono di fondi pubblici). Ma era anche diventata il bersaglio di una fronda di dipendenti del museo che la accusavano di «autoritarismo». Il suo brutale allontanamento e l’ennesimo rinvio dell’inaugurazione, a dopo l’estate, avevano scatenato inoltre l’ira di Claude Picasso, figlio del pittore spagnolo e membro del Cda del museo, che aveva accusato il governo di «boicottare» l’opera paterna e minacciato di annullare un’importante donazione di fotografie di Dora Maar sulla genesi di «Guernica». Il feuilleton con i suoi complotti e le sue vendette sembrava non avere più fine. Nell’urgenza della situazione, Laurent Le Bon era stato richiamato dal Centre Pompidou Metz, di cui all’epoca era direttore, per occupare il posto rimasto vuoto e fare da pacificatore: «Il 12 giugno ero a Metz per l’inaugurazione della mostra “Formes simples” e il giorno dopo entravo in carica al Musée Picasso. È stata una transizione rapida, ma per me è uno splendido destino, ci ha raccontato. Avevo già avuto la fortuna di assistere alla genesi di una grande avventura culturale come il Pompidou Metz. Ed ora sono al Musée Picasso, dove si sta vivendo una sorta di rinascita». Per un lieto fine che si rispetti, Anne Baldassari ha accettato di curare la mostra inaugurale (ma non si conoscono i risvolti finanziari dell’accordo con il Ministero). Un progetto inedito sul quale l’ex presidente aveva lavorato per anni e che non avrebbe ceduto per nulla al mondo. L’accordo raggiunto dovrebbe soddisfare anche Claude Picasso, che aveva preso apertamente le difese della Baldassari. Ora che tutto sembra sistemarsi pare che l’erede del grande maestro «non abbia abbandonato l’idea» di donare il fondo di Dora Maar «a una collezione pubblica francese», si leggeva di recente sulla stampa transalpina. Da parte sua Laurent Le Bon si dice «sereno»: «Sin dall’inizio avevo sperato che Anne Baldassari accettasse di occuparsi della mostra inaugurale. Il resto è acqua passata, guardiamo avanti».

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  • Uno scorcio del nuovo allestimento del Musée Picasso. Foto Luana De Micco
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  • Il Musée Picasso è ora più luminoso, grande, ricco e occupa tutto l'Hôtel Salé: 37 sale e 400 opere. © Musée Picasso Paris Beatrice Hatala
  • Pablo Picasso, «Autoritratto» (fine del 1901). © Musée Picasso Paris Beatrice Hatala
  • Uno scorcio del nuovo allestimento del Musée Picasso. Foto Luana De Micco
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