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La neuroscienza cognitiva e l'arte: come vediamo

Fisiologia autobiografica di un collezionista

L'arte non la guardiamo con gli occhi ma con la corteccia cerebrale

Jean-Pierre Changeux

Da anni Pierre Rosenberg mi chiede di applicare alla mia passione di collezionista le teorie e i metodi sperimentali della mia vita professionale: quelli delle scienze neurologiche e, più precisamente, della neuroscienza cognitiva. Le mie proposte, ancora ipotetiche, mi auguro diventino oggetto di un concreto programma di ricerca negli anni a venire. Ho intitolato la mia dissertazione «Fisiologia autobiografica di un collezionista» in quanto analizza la fisiologia, in altri termini le basi neurocognitive, della passione collezionistica e della connoisseurship, ma anche del ritorno cosciente all’esperienza vissuta, dell’autobiografia e dell’introspezione.
La dissertazione verterà sulle arti visive, lo «sguardo sulle cose» e lo «sguardo su se stessi guardando alle cose». Questo approccio impone, per un neurologo come me, una prima distinzione fondamentale tra informazioni soggettive e dati oggettivi.
È soggettivo ciò che attiene a un soggetto, o a un singolo individuo, e non a tutti gli altri.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Jean-Pierre Changeux, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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