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La neuroscienza cognitiva e l'arte: come vediamo

«La neuroestetica la devo a Gombrich»

Lamberto Maffei

La «neuroestetica» è scienza recente, anche se ha radici lontane. Cerca di capire come e perché, attraverso il complesso sistema ottico che ci permette di «vedere», il cervello reagisce agli stimoli di un’immagine, in particolare di un’opera d’arte. Siamo nel campo delle neuroscienze che si sono sviluppate e hanno condotto a importanti scoperte negli ultimi decenni: affermano in particolare che ogni area del cervello ha una sua funzione specifica, le hanno individuate e classificate. Molti meccanismi e fenomeni cerebrali restano però ancora sconosciuti e la ricerca procede su più fronti con diversi obiettivi. Tra i più ambiziosi, alcuni cercano di individuare e descrivere le basi biologiche della «creatività» umana. Tra i progetti più avanzati, quelli del neurobiologo Semir Zeki, che lavorando allo University College di Londra, è stato uno dei fondatori della neuroestetica. Tra i pionieri per gli studi che intendono chiarire i rapporti tra «arte e cervello» vi è un italiano, il neurobiologo Lamberto ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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