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Opinioni & Documenti

Il criptico d'arte

Caca

Per quanto inquadrabili, alcune opere diventano negoziabili per i soggetti

Daniel Edwards, «Brangelina forever»

C’è uno, di nome Daniel Edwards, che fa sculture tipo «Oprah Sarcophagus», dedicato a Oprah Winfrey, «Paris Hilton autopsy», e «Landmark for breastfeeding», con Angelina Jolie ignuda che allatta due bimbi.  Un tal Ryan McIntosh che ha messo su la casa editrice Art is Shit Editions. Un altro che, a firma Xvala, lavora sulle foto di nudo  rubate online a Jennifer Lawrence e Kate Upton. Naturalmente sono opere che si posson definire, con qualche gentilezza, inguardabili. Ma implicano gente sulla quale i media campano e dunque va da sé che sono anche loro, come dicono i caporedattori smart, notiziabili. Mai più senza la leggendaria scultura «Brangelina forever» che, secondo l’inglese «Mirror», «exemplify society’s obsession with beauty and sex», guarda un po’, ancorché vistosamente scarseggiando essa stessa di beauty. Hanno pensato questi pragmatici artisti statunitensi: meglio giocarsela realizzando opere dai soggetti irresistibili per i mezzi di comunicazione, soprattutto quelli della galassia online che tutto emulsiona, dal momento che amplificano, in una specie di ecolalia compulsiva, i fattoidi perfetti all’ultima frontiera dello scintillante vuoto pneumatico pop. Usa lo star system come tema, e vai sul sicuro. E poi, questo il colpo di genio, affidati direttamente a un’agenzia specializzata in, testualmente, «public relations for fine arts and entertainment», lasciando perdere la trafila noiosa del mondo dell’arte, che tanto non serve a una cippa. In un certo senso li si capisce. Pensa il tempo che hanno perso autori come Lucian Freud, Peter Blake, Allen Jones, Marc Quinn a farsi accreditare come artisti, visto che la loro immagine vulgata ormai dipende tutta, a quanto pare, dall’aver ritratto Kate Moss. Si può dunque bellamente saltare il passaggio A, quello fastidioso del cursus honorum, cominciando direttamente dal B, per cui diventi subito un caso di cronaca che fa sì che il tamarrismo collezionistico compri cara la tua roba. Tutto ciò naturalmente non accade a New York, dove le vaccate le fanno anche loro, ma vestendole da cose cool, bensì nel nuovo frullatore perfetto della Florida. Una cosa mi fa strano, devo dire. La Florida è un posto pieno di italiani e la pionieristica World First PR Gallery si chiama, giuro, Caca. Un nome e un programma.

Flaminio Gualdoni , da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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