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Gallerie

Ringiovanire a 50 anni

Nuovo coro a Il Segno

Fondata nel 1964 da Angelica Savinio nell’attuale sede in cima a via Capo Le Case, nei pressi di piazza di Spagna, la galleria Il Segno da una decina di anni è diretta dalla figlia cinquantacinquenne Francesca Antonini, che ora avvia un nuovo corso, intitolandola al proprio nome per essere ammessa nelle sezioni riservate alle gallerie giovani nelle fiere estere.

Il 29 ottobre la gallerista celebra i cinquant’anni di attività con una performance in cui i suoi artisti scriveranno sui muri dello spazio i nomi dei cinquecento artisti finora esposti da Il Segno. Per quarant’anni Angelica Savinio ha spaziato tra le ricerche del ’900. Negli anni Novanta la Antonini condivise la direzione con la madre, occupandosi di autori giovani ed esordì con una personale di Gregorio Botta (1991). Seguirono la scoperta di Alessandra Giovannoni, le personali di Alberto Zamboni, Paolo Picozza, Luca Padroni, Antonello Viola, Gianluigi Toccafondo, Enrico Tealdi, del fotografo Marco Delogu, degli scultori Francesco Bocchini e Simone Cametti, fino alle collaborazioni recenti di Guglielmo Castelli e di Gioacchino Pontrelli, che esporrà il prossimo novembre.

Francesca Antonini, come sceglie i suoi artisti?

Io ho scelto Botta, poi mi sono affidata allo sguardo dei miei artisti. Botta mi consigliò di conoscere Picozza. Castelli stima Toccafondo e quando nel 2011 ospitai la sua prima personale, Botta e Giovannoni acquistarono un suo lavoro. Mi lascio consigliare anche da critici, come Guglielmo Gigliotti e Claudio Libero Pisano.

Quest’anno lei partecipa anche a fiere come quella di Karlsruhe e The Solo Project durante Art Basel. Perché?

Sono impareggiabili la visibilità e il ritorno dati da una fiera. Nel 2012 a Bologna mostravo qualche quadro di Castelli: si fermò Lóránd Hegyi che iniziò a sostenerlo con una serie di esposizioni in Europa. Passò anche Bartolomeo Pietromarchi, all’epoca direttore del Macro, che invitò Castelli a concorrere al programma di residenze per artisti, che poi in effetti vinse.

Che cosa significa avere come vicina la Gagosian Gallery?
È fantastico, vivo di rendita! Quando inaugura una mostra, il flusso del pubblico passa anche attraverso il mio spazio. La verità è che la galleria è diventato un luogo desueto per il pubblico e si anima soltanto con le inaugurazioni. Tuttavia il rapporto vivo con gli artisti rimane il suo cardine. Ma il pubblico nelle gallerie latita.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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