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Lugano

I futuribili anni Sessanta

Da Cortesi una ricognizione sul decennio d’oro dell’arte italiana, tra Cinetismo e Op art

Bernard Aubertin, «Le disque à freu», 1961.

Se la ricerca di molti artisti italiani giunti alla ribalta nei primi anni Sessanta è al centro di un nuovo, vivace interesse, non è solo perché è stata a lungo dimenticata, oscurata da linguaggi artistici allora più glamourous (come il Pop), e perché ora rappresenta dunque una sorta di primizia. Lo è anche perché quel decennio (oggi più che mai, per il contrasto stridente con i nostri tempi cupi) ci appare come un’età felice, ricca di fiducia nel futuro, nella quale l’Italia viveva una stagione economica, sociale e artistica tanto intensa e fertile da diventare un modello per gli stranieri. È questa atmosfera positiva, progettuale, che Cortesi Contemporary e Marco Meneguzzo hanno voluto ricostruire nella mostra «Great Expectations. Il pensiero del futuro nell’arte degli anni Sessanta» aperta fino al 22 novembre, andando in cerca degli artisti più aperti a tali aspettative e prendendo le mosse proprio dal 1960, l’anno della svolta e dell’immediata percezione, da parte delle individualità più sensibili, della necessità di rispondere a tali attese.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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