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L'infinito di Armstrong

Prosegue fino al 28 novembre nella nuova sede di Forma Galleria, in via Ascanio Sforza 29, «Infinity», la personale in cui Bill Armstrong indaga, come spiega lui stesso, «un mondo poco oltre la nostra comprensione, dove lo spazio può essere suggerito ma non è mai definito e dove l’identità di queste figure amorfe rimane in discussione»: memoria, sogno, universo parallelo? L’artista non dà risposte, ma crea immagini che, partendo da un soggetto riconoscibile, lo traducono in una forma larvale, evanescente, in figure dall’apparenza vagamente umana ma prive di fattezze e per di più fluttuanti in uno spazio ignoto. Persa ogni identità, queste misteriose presenze si trasformano in pure accensioni luminose. Avviato nel 1997 e quindi ormai quasi ventennale, il progetto «Infinity», di cui Forma Galleria espone una scelta, trae il suo nome dalla tecnica utilizzata dall’autore, che per ottenere queste presenze fantasmatiche imposta il fuoco della macchina fotografica su infinito. Nella foto, «Portraits 305», 2001.

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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Ad. M. , da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014

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