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Mostre

L'Aja

Rothko in casa Mondrian

Una retrospettiva per il confronto con uno dei padri fondatori dell’Astrattismo

Mark Rothko, «Phalanx of the Mind», 1945. Washington, National Gallery of Art.

Il Gemeentemuseum, museo che conserva il maggior numero al mondo di opere di Piet Mondrian, dedica una mostra a Mark Rothko, in corso sino al 18 gennaio. Un artista scelto non a caso, ma proprio per la suggestione che può scaturire dal confronto con il maestro di De Stijl, evidenziando differenze e analogie tra due voci storiche dell’Astrattismo, ma anche indagando gli esiti maturi di ciascuno dei due. Nel percorso espositivo sono di particolare interesse le prove di Rothko (1903-70) precedenti le grandi tele con le caratteristiche ampie campiture di colore degli anni Cinquanta e successivi, che conducono infine ai toni cupi dell’ultimo periodo, quello che precede il suicidio all’età di 67 anni. Le tele degli anni Trenta sono di evidente matrice espressionista, ma ancorate alla figura, per quanto distorta e sofferente, con modi non lontani da Edvard Munch o Max Ernst. Con i dipinti degli anni Quaranta la figura si sfalda nel colore; liberandosi dalla forma e non prima di attraversare mito e fantasie surrealiste, Rothko approda alle tele in cui parla il colore solo, in variazioni di monocromia e nel gioco di accostamenti forti.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Anna Orlando , da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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