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Mostre

Rivoli

Madre, mare, amare

Una personale di Sophie Calle al Castello

Sophie Calle, «Voir la mer» («A Istanbul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone che non l'avevano mai visto. Io ho filmato la loro prima volta»), 2011.

Una delle scene più memorabili della storia del cinema è quella finale de «I quattrocento colpi» di François Truffaut. Antoine, il giovane protagonista del film, fugge dal riformatorio allo scopo di raggiungere il mare, che non ha mai visto prima. Attraversa la spiaggia di corsa, immerge le scarpe nell’acqua e, dopo un ultimo sguardo alla distesa marina, volge gli occhi alla macchina da presa. Il lungometraggio si chiude con un fermo immagine sul volto di Antoine;  noi spettatori, nella materia liquida dei suoi occhi sofferenti, cerchiamo le tracce di quella visione indimenticabile. La pronuncia del francese mer, «mare», è identica a quella di mère, «madre»: il mare abbraccia, protegge e consola Antoine, come una madre con il proprio figlio. «MAdRE», il titolo di una vasta personale di Sophie Calle aperta dall’11 ottobre al 15 febbraio al Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea e curata dalla direttrice Beatrice Merz, gioca su tale assonanza linguistica. La videoinstallazione «Voir la mer», uno dei lavori dell’artista francese in mostra, sembrerebbe riattualizzare la scena conclusiva del citato film di Truffault.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

F. Flo., da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014


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