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Mostre

Roma

Albione non era così perfida

Tra le novità di una retrospettiva, la giovanile fase simbolista in cui Sironi guarda a Beardsley

Mario Sironi, «La madre che cuce», 1905-06, collezione privata.

A 20 anni dalla monumentale mostra alla Galleria Nazionale d’arte moderna curata da Fabio Benzi, il Vittoriano ospita dal 3 ottobre all’8 febbraio un’antologica dedicata a Mario Sironi (1885-1961). Organizzata in collaborazione con l’Archivio intitolato all’artista (ne è titolare la nipote Romana), la mostra raccoglie circa 90 oli, oltre a disegni, tempere e documenti. Il percorso parte dalle opere giovanili, passa per quelle divisioniste, futuriste, metafisiche, gli anni Venti coi «Paesaggi urbani», i Trenta con la pittura murale e l’ultimo periodo che segna il crollo d’ogni ideale di costruzione della forma e del mondo. La mostra (catalogo Skira) è a cura di Elena Pontiggia, che ribadisce le importanti «novità emerse negli ultimi due decenni di ricerche e, per la prima volta, una ricostruzione organica della stagione giovanile, quella simbolista, di Sironi, con opere mai esposte,  ritrovate presso i suoi familiari».
Sironi allora non nasce divisionista?
No, è un enfant prodige: dipinge già a 14-15 anni, nel 1899-1900.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014


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