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Mostre

Il web e le mostre virtuali

Digito ergo sum (io non visito, navigo)

Non solo biennali e fiere online, ma anche la «creazione» di progetti artistici mai realizzati: sugli schermi dei nostri pc prende forma un mondo dell’arte parallelo, visitato da milioni di utenti

Ed Atkins, «Death Mask 3», 2011. Courtesy of the artist, Cabinet Gallery, London.

«Fai un click ed ecco, ti ritrovi in quel museo. E non importa dove tu sia, se in Messico o a Bombay». Con queste parole Amid Sood, l’ideatore di Google Art Project, descriveva il suo ambizioso progetto. Chiunque disponga di una connessione internet può accedere gratuitamente a un enorme database di opere d’arte, composto da riproduzioni di capolavori provenienti da oltre 250 musei di tutto il mondo. Grazie alla tecnologia Street View, inoltre, è possibile esplorare le sale del MoMA, degli Uffizi o del Musée d’Orsay Quando, nel 1947, diede alle stampe il suo Musée imaginaire, André Malraux preannunciava una rivoluzione nella pratica storico-artistica: l’immagine fotografica avrebbe sostituito l’opera d’arte fisica, sancendo la nascita di un museo immaginario, privo di mura. Un archivio visivo potenzialmente infinito. Nell’epoca di internet e del cyberspazio è ancora possibile parlare di «museo immaginario»? Quali sono gli effetti della rivoluzione digitale sul sistema museo? Il ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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