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Mostre

Milano

Due amici sotto il cielo di Giotto

Il sodalizio tra Lucio Fontana e Yves Klein

Yves Klein e Lucio Fontana alla mostra «Nature», Parigi, Galerie Iris Clert, Novembre 1961. Photo Shunk- Kender; © Roy Lichtenstein Foundation.

Milano. Quando nel 1957 Yves Klein (1928-62) ebbe la sua prima personale italiana alla galleria Apollinaire di Milano la critica, salvo il sempre geniale Dino Buzzati, non fu certo tenera con lui. Anche Lucio Fontana (1899-1968) apprezzò il giovane francese, tanto che fu il primo ad acquistare una sua opera. Da allora tra i due si avviò un sodalizio umano e artistico. La mostra «Yves Klein Lucio Fontana. Milano Parigi 1957-1962», curata da Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti per il Museo del Novecento dal 22 ottobre al 15 marzo, organizzata con Fondazione Lucio Fontana e Archives Yves Klein e prodotta con Electa, lo affronta esaustivamente esponendo circa 70 opere dei due artisti e una messe di documenti, molti inediti. Spiega Silvia Bignami: «È stato nel corso delle nostre ricerche sulla presenza di Fontana a Parigi, e sul conseguente successo internazionale, che ci siamo resi conto dell’importanza del loro rapporto. La mostra non intende certo suggerire filiazioni o prestiti, ma piuttosto esplorare l’affinità della loro ricerca e la loro amicizia: Fontana per esempio cercò, seppure senza successo, di far presentare un’“architecture de l’air” di Klein alla Triennale del 1960». Ma le affinità partono già prima: un’altra novità riguarda l’allestimento originario, in Triennale, della «Struttura al neon» di Fontana oggi nel Museo del Novecento, che Luciano Baldessari, come si è scoperto dai suoi archivi, volle presentare su un fondo definito «blu Giotto». E al blu di Giotto si ispirò Klein. Così la mostra si apre in alto, nella Sala Fontana: qui, sotto al neon è esposta l’installazione «Pigment pur» di pigmento blu oltremare, realizzata da Klein nel 1957 per la personale alla galleria Colette Allendy di Parigi. «Anche la sala “sospesa” dei Fontana è stata riallestita, prosegue la Bignami. Ci sono cosmogonie, lavori con il fuoco, antropometrie di Klein e “pietre” e “barocchi” di Fontana, che evidenziano le corrispondenze tra le ricerche dei due artisti, entrambi attratti da uno spazio immateriale, cosmico e spirituale insieme». Scesi negli Archivi, dove sono esposti i documenti, dopo i video e la parziale ricostruzione della mostra di Klein alla galleria Apollinaire, si giunge al piano terreno dove le «Antropometrie» dialogano con capolavori di Fontana, come il ritratto, tutto d’oro, della gallerista parigina Iris Clert e cinque delle «Nature» esposte proprio da lei nel 1961, per chiudersi con il confronto tra un «Uomo blu» di Klein e il «Campione olimpico» di Fontana.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014



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