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Mostre

Alba

Casorati, salon e salotti

Prestiti eccezionali documentano, attraverso le mostre del tempo, il successo internazionale del pittore

Felice Casorati, «Madre o Maternità», 1923-24, Berlino, Nationalgalerie. © Jorg P. Jorg

Alba (Cn). «La mia pittura accolta con tanta severità in patria, trovò all’estero consensi cordiali, talvolta entusiasti. [...] Le Gallerie d’Europa e d’America ospitarono fin troppo volentieri i miei quadri». Queste parole di Felice Casorati (pronunciate a Pisa nel 1943) bene introducono all’omaggio che la Fondazione Ferrero gli tributa.«Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe», aperta dal 25 ottobre al primo febbraio, è «un’antologica, scandita cronologicamente, ma che si presenta al contempo come una “mostra delle mostre”, dice la curatrice Giorgina Bertolino (autrice, con Francesco Poli, del Catalogo generale delle opere di Casorati, edito da Allemandi) costruita attraverso le opere che l’artista decise di inviare alle grandi esposizioni internazionali. La definirei anche una “mostra museo”, poiché si è scelto di privilegiare l’istituzione pubblica (dei 65 dipinti presenti, 40 hanno questa provenienza, Ndr), ristabilendo contatti con sedi che non avevano mai prestato le loro opere, quali il Detroit Institute of Arts, con “Daphne con i limoni” del 1933 e “Icaro” del 1936, e il Museum of Fine Arts di Boston, che presta “L’allievo” del 1930, e che ci ha consentito di poter esporre dipinti che non si vedevano in Italia dagli anni Trenta, veri e propri inediti espositivi per il pubblico di oggi». Tra questi la «Madre» (Neue Nationalgalerie, Berlino), presente alla XIV Biennale di Venezia del 1924 ed esposta ad Alba accanto a sei delle 14 opere che l’artista decise di presentare allora: «Manichini» (Museo del ’900, Milano), il «Ritratto di Hena Rigotti» (Gam, Torino), il «Concerto» (Rai, Torino) e i tre «Ritratti Gualino», nuovamente riuniti a trent’anni dalla mostra torinese dell’82. Una preziosa occasione di indagine filologica, come testimoniano anche le schede del catalogo, ricche di dati e materiale documentario, frutto di un’accurata ricerca: dodici le edizioni della Biennale veneziana documentate nelle sale della Fondazione, attraverso singole opere (1907, ’10, ’12) o attraverso nuclei cospicui (ciascuno di cinque o sette dipinti) che consentono di ricostruire la partecipazione dell’artista all’edizione del 1924, del ’38, del ’42, del ’52, sino alla postuma del ’64. I ritratti, che furono certo opere su commissione ma anche per Casorati pretesti inesauribili di ricerca, costituiscono il clou del percorso, con una particolare attenzione al periodo 1922-29, che bene rispecchia i cosmopoliti contatti dell’artista e ricco di capolavori (si veda il «dittico» dei coniugi Kurt ed Elisabeth Wolff, il primo di collezione privata, il secondo in prestito dalla Pinakothek der Moderne di Monaco).
Una piccola Wunderkammer, con 20 fogli d’album su cui l’artista (Novara, 1883 - Torino, 1963) era solito tracciare le idee e le varianti dei suoi futuri dipinti, trova la sua continuazione ideale nella mostra di disegni, a cura di Riccardo Passoni, allestita nello stesso periodo alla Gam di Torino, che ha collaborato alla realizzazione dell’esposizione albese.


Raffaella Roddolo , da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014


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