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Roma

Il sovversivo ricercato

La prima retrospettiva italiana di Hans Memling

Hans Memling, «Ritratto di donna», 1470-75 olio su tavola cm 26 x 21 Rhode Island, Little Compton,  J. William Middendorf II

Roma. Gli studiosi hanno valutato che il 20% delle commissioni note di Hans Memling proveniva da una clientela italiana e che, tra gli anni Settanta e gli inizi del decennio successivo del Quattrocento, egli fosse il pittore fiammingo più ricercato in Italia, soprattutto a Firenze. A Bruges poi risiedeva la colonia italiana più numerosa, compresi funzionari del Banco dei Medici, appartenenti alle famiglie Tani, Portinari e Baroncelli. L’imponente trittico del Giudizio Universale, richiestogli proprio dal banchiere Angelo Tani e oggi conservato al Museo Nazionale di Danzica, è presente nella prima mostra monografica sull’artista in Italia, allestita dall'11 ottobre al 18 gennaio alle Scuderie del Quirinale e curata da Till-Holger Borchert, curatore capo del Groeningemuseum di Bruges e studioso di arte fiamminga del Quattrocento. La mostra riunisce una quarantina di opere di Memling: soggetti religiosi, dittici e trittici ricomposti per la prima volta, come il Trittico Pagagnotti (Uffizi, Firenze; National Gallery, Londra), il Trittico di Jan Crabbe (Museo Civico, Vicenza; Groeningemuseum, Bruges; Morgan Library, New York), il Trittico della famiglia Moreel (Groeningemuseum, Bruges) e una rilevante sequenza di ritratti provenienti da raccolte italiane ed estere. È inclusa, inoltre, una ventina di confronti pittorici di mano, tra gli altri, di Beato Angelico, Ghirlandaio, Hugo van der Goes, Maestro della Leggenda di sant’OrsolaBernardino Luini, nella maggior parte dei casi di musei italiani. La figura di Memling (1435/40-94) e la sua storia risultano tuttora dense di lacune. S’ipotizza sia nato in Baviera a Mömlingen e sia stato allievo di Rogier van der Weyden a Bruxelles. Traferitosi a Bruges, impianta una bottega fiorente e nel 1465 ottiene la cittadinanza. Nel 1473 è iscritto a una confraternita di notabili della città, nel 1477 simula la sua morte e tre anni dopo è in una lista di sovversivi fatta stilare da Massimiliano d’Austria.
Il curatore ha rivolto un’attenzione particolare alla committenza italiana dell’artista (uomini d’affari, dignitari di corte e agenti fiorentini, veneziani e genovesi) che operava a Bruges, sede di intensi traffici commerciali. A Memling si attribuisce il merito di avere introdotto nella ritrattistica il paesaggio come sfondo, forse proprio per soddisfare i gusti della ricca borghesia italiana. Abbiamo intervistato Till-Holger Borchert.
Perché la biografia di Memling rimane scarsa di notizie?
Tra il Quattro e il primo Cinquecento non sono state scritte biografie sugli artisti fiamminghi e quel poco che sappiamo si deduce da Vasari, Guicciardini e Van Mander. Nell’Ottocento furono avviate le ricerche negli archivi, che nel tempo hanno tracciato una cronologia di massima per la vita di Memling. Si è inoltre fatta luce sulla sua posizione sociale, la vita familiare, i membri della sua bottega e la situazione finanziaria. In alcuni casi siamo riusciti a individuare l’identità dei personaggi ritratti e la loro committenza. Dalla mia ultima pubblicazione sul pittore (2005) non sono emersi nuovi documenti; la mostra di Roma e il relativo catalogo accolgono invece documenti riguardanti molti italiani a Bruges all’epoca, tra cui i Portinari.
Memling venne mai in Italia, come altri artisti fiamminghi?
Memling è uno dei primi artisti dell’Europa del Nord a includere nei suoi dipinti manufatti italiani importati a Bruges: lane, stoffe broccate e ricamate, gioielli. Tedesco di nascita e formatosi in Germania, non aveva una mentalità da viaggiatore come i colleghi fiamminghi, spinti da un amore per la conoscenza e dal desiderio di lavorare in Italia, dove l’artista rinascimentale aveva raggiunto una posizione privilegiata anche rispetto ai sovrani.
Qual è la sua posizione in merito alla dibattuta questione del primato di Memling rispetto alle coeve ricerche italiane, tra cui quelle di Leonardo, sull’invenzione del ritratto sullo sfondo di un paesaggio?
I due ritratti dei duchi di Montefeltro eseguiti da Piero della Francesca sono tra i primi ritratti italiani sullo sfondo di un paesaggio e a mio avviso son databili intorno al 1472. Dieci anni prima, nel 1462, Dieric Bouts introduce in un ritratto la veduta attraverso una finestra, un motivo sviluppato poi da Memling, in contemporanea con Piero. I ritratti del fiammingo, debitori della lezione di Van der Weyden, sortiranno un enorme impatto sulle ricerche venete e fiorentine.
Nella mostra ci saranno opere inedite o proposte di attribuzioni a Memling?
Saranno esposti alcuni dipinti che fino al 2005, quando ho curato una mostra sull’artista, itinerante tra Europa e Stati Uniti, non conoscevo nonché alcuni frammenti di un altare proveniente dalla Spagna e opere di privati, che non si sono potuti mostrare per decenni.


Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014


  • Hans Memling, «Uomo con una moneta romana», 1475 ca, Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.
  • Hans Memling, «Ritratto di uomo», 1470 ca, olio su tavola cm 33,5 x 23 New York, The Frick Collection

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