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Mostre

Firenze

Sculture corpo a corpo

Dalla pedana che diventa piedistallo («Base magica» di Piero Manzoni del 1961) alla costruzione in mattoni che serve a esibirsi nell’atto di fare flessioni («Messe en français» di Marcello Maloberti; nella foto, la sua «The Ants Struggle On the Snow)», le statue esposte al Museo Marini per il prossimo appuntamento del ciclo «Early one morning» che il direttore Alberto Salvadori dedica alla scultura e alla sua intepretazione dagli anni Sessanta, sono opere da toccare e manipolare, sulle quali camminare e sedersi e che si possono sollevare, acchiappare e prendere a calci. Opere che sono realizzate con materiali ordinari ma soprattutto che richiedono l’intevento del corpo, cui si offrono come sostegni, protesi e utensili. Sono insomma statue animate, «Statue calde», come scrive Claudia Castellucci in una sua poesia, poste a dialogare con le opere di Marino Marini. «Le statue calde. Pensiero-corpo-azione, 1945-2013», a cura di Simone Menegoi con l’assistenza curatoriale di Barbara Meneghel dal 18 gennaio all’8 marzo, è una mostra concepita intorno a due idee poi integratesi e sovrappostesi dal secondo dopoguerra: la scultura che si fa estensione del corpo e il corpo che si fa scultura.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

L.L., da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


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