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Torino e New York

Amore, Psiche e san Francesco

Doppo Max Pellegrini: alla Gam gli esordi, a Manatthan la produzione recente

Max Pellegrini, «La regina della notte trasforma Leda in cigno e uno scoiat-tolo preannuncia tempesta», 2013

Erano gli anni Sessanta, il mondo era attraversato da contestazioni giovanili, battaglie femministe, Woodstock e psichedelia e il giovane torinese Max Pellegrini (1945) debuttava nella pittura. A ripercorrerne gli esordi è la Gam di Torino fino al 26 gennaio, con una selezione di opere in cui pittura e fotografia si sovrappongono per raffigurare soggetti perlopiù femminili, frammentati in una visione allucinatoria dai colori acidi e intensi, densa di ornamenti carichi di simbologie colte e raffinate. Alla sua produzione più recente guarda invece l’Istituto Italiano di Cultura di New York che dal 15 gennaio al 15 febbraio ospita «Una narrazione. Max Pellegrini e Italo Cremona». Nelle grandi tele che attraversano l’Oceano, realizzate nell’ultimo decennio, si può osservare l’evoluzione di uno stile e di un linguaggio ormai maturi, lontani dal chiassoso richiamo della Pop art e della pubblicità. L’autore si rifugia nell’antica tradizione della pittura italiana, nel gusto liberty, nel Surrealismo, nei grandi temi mitologici e religiosi, alla ricerca di una spiritualità perduta.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


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