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Libri

Stampe antiche

Tiepolo, Canaletto e i cura gattoli

Artisti e «traduttori» nella mappa dell’incisione veneziana del Settecento, tra Vedutismo, capricci, scene di genere e divulgazione

Bernardo Bellotto, «Dresda dalla riva destra dell’Elba a valle del ponte di Augusto».

Il Secolo d’Oro dell’acquaforte durò in realtà duecento anni: dal Seicento di Seghers e Rembrandt in Olanda, di Callot e Bellange in Francia e di Castiglione e Salvator Rosa in Italia, si prolunga infatti nel Settecento veneziano, dominato da tre giganti: Giovanni Battista Tiepolo, Canaletto e Piranesi. Furono le tre punte di diamante in un contesto ricchissimo di personalità e di generi, fiorito in una città di straordinarie tradizioni editoriali legate al libro e alla stampa d’arte: del resto, dai torchi di Manuzio, nel 1499, sbocciarono le stupefacenti pagine della Hypnerotomachia Poliphili, uno scrigno iconografico e letterario che lasciò, è il caso di dirlo, un segno decisivo sulla cultura rinascimentale e sugli stessi destini del libro, sancendo, anche in termini di preziosità, l’affermazione della stampa sulla miniatura. Il perfezionamento delle tecniche acquafortistiche tocca il suo culmine nel XVIII secolo; e quei procedimenti, di più agevole applicazione rispetto alla rigida grammatica bulinistica, aprono le porte dell’incisione ai non specialisti, ossia ai pittori, emancipando la grafica dalle funzioni meramente riproduttive.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Franco Fanelli , da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


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