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Archeologia

Reggio Calabria

Finalmente a casa (la paura della tournée)

Riaperto parzialmente il Museo Archeologico con i Bronzi di Riace

Il test dell’Enea con le copie dei Bronzi su basi antisismiche

Reggio Calabria. Con i lavori di allestimento e impiantistica che non partono, l’inaugurazione del museo ancora rinviata, da aprile a giugno, e tutto da rifare per il nuovo progetto di ampliamento (dopo la bocciatura di quello Di Battista), non restava altro da fare se non i salti mortali, per salvare almeno le apparenze e riportare i Bronzi di Riace all’interno del Museo Nazionale Archeologico prima di Natale, come annunciato.
A Reggio Calabria il Governo si gioca un biglietto da visita sulla vetrina internazionale e così alla cerimonia inaugurale della parziale riapertura del museo è intervenuto il ministro per i Beni culturali Massimo Bray. Le due statue erano state trasferite nella notte tra il 5 e il 6 dicembre da una task force fatta di tecnici dell’Enea, Iscr e restauratori della Soprintendenza archeologica della Calabria, con un gran dispiegamento di forze dell’ordine, dalla sede del Palazzo del Consiglio Regionale della Calabria, dove si trovavano da quattro anni in attesa della conclusione del restauro e riallestimento (atteso, almeno il primo, nel marzo 2011). Si è trovato anche il modo di realizzare la sala «filtro» (un percorso di depurazione: pre-filtro nella prima stanza, filtro di ingresso nella seconda e filtro di uscita, attraverso il quale transiteranno i visitatori, per mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi), che era inserita invece nell’appalto per allestimento e impiantistica, aggiudicato solo ai primi di dicembre. Le laboriose operazioni di trasporto hanno fatto frenare il ministro Bray, appositamente giunto in riva allo Stretto per seguirle, sull’ipotesi di una loro trasferta (cfr. lo scorso numero, p. 4) per l’Expo: «La loro delicatezza credo renda difficile ogni spostamento», ha infatti dichiarato. Prende piede l’idea, allora, di inviare in alternativa al padiglione italiano delle copie, come già previsto per il David di Donatello, per esempio. Ma già 11 anni fa la città insorse con un referendum contro la clonazione dei Bronzi per le Olimpiadi di Atene. Salvo apprendere, in tempi recenti, che due fedeli copie erano già state vendute alla capitale ellenica da uno scultore di Rieti. Non esposte alle Olimpiadi, fanno oggi bella mostra di sé nel Salone dei Congressi di Tebe. Del resto, ricorda la soprintendente per i Beni archeologici della Calabria Simonetta Bonomi, due «cloni», sebbene «non bellissimi», «già ci sono, quelli in gesso e resina, utilizzati dall’Enea per testare le nuove basi antisismiche», su cui le due statue sono state installate, non più nel seminterrato, ma al piano terra, con affaccio sull’atrio espositivo ricavato dalla chiusura della corte interna.
Tutta l’operazione ha, in definitiva, il merito di aver spostato l’opinione pubblica, e dei media dal nodo ingarbugliato della strada intrapresa per il progetto «di riserva» per museo e piazza De Nava: c’è da non perdere i 10,2 milioni di fondi europei, ma serve trovare una soluzione che non scontenti tutti i detrattori, associazioni e istituzioni, del primo turno. E mentre i tecnici della Direzione regionale sono già al lavoro, ecco che il Pdl reggino propone l’acquisizione del Roof Garden adiacente al museo a cui collegarlo con un tunnel, la delegazione del Fai pensa a rafforzare il rapporto piazza-museo e a una passeggiata archeologica e la Provincia rivendica un ruolo da protagonista nella progettazione degli spazi antistanti a Palazzo Piacentini.

Silvia Mazza, da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


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