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Alinari e non solo. Appelli per la fotografia

Una sala del Museo di Fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo

Firenze. Circola in rete da oltre un mese, ed è stato pubblicato il 22 novembre sul sito patrimoniosos.it, un «Appello per Fratelli Alinari Idea Spa di Firenze». Vi si esprimeva «viva preoccupazione per il destino» della prima azienda fotografica al mondo, fondata nel 1852.
In particolare, l’appello (sottoscritto, tra gli altri, da Gianni Berengo Gardin, Giovanna Calvenzi, Ester Coen, Mario Cresci, Mimmo Jodice, Bruno Toscano, Roberta Valtorta) esprime la preoccupazione che «la crisi che investe gli enti di gestione della Fratelli Alinari Idea potrebbe portare alla dispersione di parte delle collezioni, ovvero al trasferimento delle stesse a soggetti ed enti anche esteri». A questo timore ha risposto, su diversi organi di stampa, Claudio De Polo Saibanti (nella foto), presidente dell’Alinari dal 1983, bibliofilo e imprenditore triestino. L’allarme è nato da un articolo comparso il 7 novembre su «l’Espresso» dal titolo «Salviamo Alinari e l’Italia che non c’è più», in cui Alessandro Agostinelli, ricordando la liquidazione, iniziata ad agosto 2012 e conclusa in bonis col 30 giugno del 2013, dell’Alinari 24 Ore (la società partecipata in maggioranza da Il Sole 24 Ore che, nata nell’ottobre 2007, avrebbe dovuto valorizzare e commercializzare il patrimonio di milioni di immagini della Alinari), elencava i «problemi» del «più grande e famoso archivio fotografico europeo»: «Un deficit enorme, un’attività lavorativa quasi inesistente, debiti verso l’erario e le banche, il grosso mutuo verso Unicredit e il prestito obbligazionario da rimborsare per 2,5 milioni di euro». Problemi in gran parte negati e rettificati da De Polo. A partire dalla società Alinari 24 Ore, oggi in liquidazione dopo aver cessato l’attività a giugno 2013: «Non è stato un successo, anche a causa della crisi in Italia e nel mondo, che non ha permesso di sviluppare l’appetibilità della nostra offerta di immagini digitali. Al proposito, desidero sottolineare la qualità del nostro sistema di digitalizzazione e catalogazione in italiano e inglese, adottato da varie altre istituzioni anche all’estero. Ma ricordo che la gestione e i relativi risultati di Alinari 24 Ore erano di totale competenza dell’azionista di maggioranza, il Sole 24 Ore». E aggiunge: «Alinari tra il 1983 e il 2013 ha incrementato il patrimonio fotografico da 200mila lastre a oltre 5 milioni di fotografie. E il solo valore dell’immobile riacquistato copre ampiamente il totale di tutti i debiti, che sono quindi sotto controllo».
De Polo difende anche il Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze che, dichiara, «in 7 anni di attività, ha prodotto oltre 30 mostre, di cui più di un terzo create esclusivamente con materiali del nostro patrimonio, e successivamente circuitate in Italia e all’estero». L’Archivio Alinari ha un valore periziato da esperti internazionali di circa 140 milioni di euro e comprende, oltre all’originaria collezione dei fratelli Alinari, fondi storici come quelli dei «rivali» Anderson e Brogi, collezioni acquisite durante l’amministrazione De Polo (di Italo Zannier e di Daniela Palazzoli, oltre a Stiglitz e Von Gloeden), e l’archivio Villani dedicato alla fotografia dell’industria italiana. Inoltre gestisce i copyright fotografici di enti come Istituto Luce, Touring Club, Ansa, Rizzoli, Reunion des Musées Nationaux, e in concessione quelli del Mibact. L’appello chiede «che un patrimonio inestimabile per la nostra cultura venga tutelato nel rispetto dei principi costituzionali e del Codice dei Beni culturali e (...) un tempestivo intervento delle Soprintendenze affinché venga notificato e vincolato tutto il patrimonio fotografico esistente presso Alinari Idea, largo Alinari 15, Firenze, e ne venga impedito il trasferimento sia individualmente che per collezione». A tal proposito De Polo sottolinea che «di per se stessi notifica e vincolo non rappresentano alcun concreto aiuto né economico, né finanziario, nè di sviluppo per un azienda. Sarebbero i benvenuti concreti interventi di supporto finanziario, che permettano di mettere in sicurezza, in caso di terremoti o eventi simili, il patrimonio di lastre e vintages tramite scannerizzazioni e successiva catalogazione».
La pubblica partecipazione alla paventata crisi dell’Alinari fa seguito ai casi recenti della chiusura dello spazio espositivo della Fondazione Forma per la Fotografia di Milano (cfr. n. 336, nov. ’13, p. 49) e alle difficoltà in cui versa il Museo di Fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo (Mi). A sostegno del MuFoCo, ricordato come «l’unico museo pubblico italiano dedicato alla fotografia», ricco di «2 milioni di immagini, 28 fondi fotografici e oltre 600 autori italiani e stranieri, e una biblioteca di 20mila volumi e riviste», gira un appello (www.vivamufoco.it) in cui si chiede «un più adeguato sostegno istituzionale, contributi economici più coerenti all’importanza della struttura, una sede espositiva più consona. (...) Oggi, a dieci anni dalla sua nascita, il Museo necessita di un forte e deciso sostegno non solo per continuare a esistere e a produrre cultura ma per rilanciarsi a livello nazionale ed europeo».


Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


  • L'interno del Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze
  • Claudio De Polo Saibanti

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