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Mostre

Milano

Il posto del pasto

Alimentazione buona e trash tra arte e scienza

Sharmila Samant, «Loca-Cola», 2000-03, Installazione al Centre A, Vancouver 2008. Courtesy l’artista e Devi Art Foundation, New Delhi

Milano. È quello sguardo trasversale, che passa costantemente e con naturalezza dalla scienza all’arte e viceversa, ciò che rende avvincenti le mostre prodotte dalla Fondazione Marino Golinelli. Vi si riflettono le due grandi passioni del fondatore, industriale farmaceutico e appassionato collezionista di arte ipercontemporanea. Realizzata in cooperazione con la Triennale di Milano, «Gola. Arte e scienza del gusto» è un progetto di Giovanni Carrada, che ne ha anche curato il versante scientifico, mentre a Cristiana Perrella si deve la parte artistica.
Cinque le sezioni in cui si articola il percorso allestito alla Triennale dal 31 gennaio al 12 marzo: i dilemmi dell’onnivoro; i sensi del gusto; buono da pensare; i segreti dei cibi spazzatura e la ricostruzione del gusto. In ognuna, opere di artisti come Marina Abramović (con il noto video in cui addenta una cipolla cruda e la consuma stoicamente fino in fondo), Sophie Calle, con i cibi monocromi della dieta che si è inflitta, e poi Marilyn Minter, Christian Jankowski, Andrea Zittel, Ernesto Neto, Cheryl Donegan, Anri Sala, Boaz Arad, Jorgen Leth, Gabriella Ciancimino, Sharmila Samant, Martin Parr e Hannah Collins, sono accostate a esempi scientifici con cui veniamo indotti a riflettere sui meccanismi messi in atto dall’istinto o dall’evoluzione per indirizzare correttamente la nostra alimentazione, regalando attimi di un piacere che in realtà nascondono in sé esami tanto sofisticati quanto preziosi per noi inconsapevoli delle proprietà nutrizionali di ogni cibo. Tutto ciò, almeno fino a che l’industria non ha messo a punto cibi iperappetibili che creano vere forme di dipendenza, davanti ai quali siamo del tutto inermi. Nel riflettere su una delle emergenze del mondo occidentale, ammalato di troppo (e spesso pessimo) cibo, la mostra confuta perciò l’antico detto, e ci dice che sì, «de gustibus» si può e si deve discutere.



Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


  • Sophie Calle, «Le régime chromatique», 1997, 7 fotografie, testi, menu, mensola 30 x 30 cm (6 foto) + 49 x 73,5 cm (1 foto)  Courtesy l’artista e Galerie Perrotin, Parigi/New York

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