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Napoli

Spine di Rosacroce

Al Madre una retrospettiva di Vettor Pisani, enigmatico e ironico indagatore di mito e storia

Vettor Pisani Elevazione della Vergine 1972-2011 stampa digitale su carta cotone Courtesy Elisabetta Catalano © Elisabetta Catalano

Napoli. Con la mostra «Eroica/Antieroica: una retrospettiva», aperta fino al 24 marzo, a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola, e la supervisione scientifica di Laura Cherubini, il Madre presenta la prima e più completa retrospettiva su Vettor Pisani, suicida nel 2011 a 77 anni (cfr. n. 312, set. ’11, p. 10), con circa 200 opere e 40 prestatori. A questa iniziativa seguirà, nei primi mesi del 2014, una seconda mostra pensata per gli spazi del Teatro Margherita di Bari e realizzata in collaborazione tra la Fondazione Donnaregina e il Comune di Bari, città natale dell’artista scomparso nel 2011.
Andrea Viliani, perché una mostra di Vettor Pisani?
La mostra intende esplorare una personalità artistica per molti aspetti unica nel panorama artistico degli anni Settanta e Ottanta, solitaria ma al contempo profondamente partecipe del clima di un’epoca e addirittura determinante per la sua influenza rispetto agli scenari attuali dell’arte contemporanea, la cui rilevanza, quindi, appare oggi sempre più incontestabile.
Che portato ha la ricerca di Vettor Pisani nell’arte di oggi?
A partire dalla sua prima mostra personale nel 1970 alla Galleria La Salita di Roma («Maschile, Femminile, Androgino. Incesto e Cannibalismo in Marcel Duchamp») e poi con la partecipazione ad alcune fra le più importanti mostre degli anni Settanta, tra cui documenta V e la Biennale di Venezia, Pisani si è progressivamente rivelato come uno dei testimoni e dei più importanti esponenti della ricerca artistica in Italia, ma soprattutto come un vero e proprio precursore, che ha saputo unire l’investigazione concettuale all’ironia, il gioco linguistico a quello di ruolo, il mascheramento alla ricerca della verità, la grande storia alla cronaca più triviale, il sacro al profano, l’arte del passato alle provocazioni del presente. Lavorando al di fuori di schemi e convenzioni critiche, Vettor Pisani ha definito un’arte tanto complessa quanto affascinante, che svela il rimosso della psiche e della storia, sonda le profondità del senso delle cose e rende visibile l’invisibile (le idee dei filosofi, le visioni dei mistici, le illusioni del teatro, le finzioni della scrittura, i sogni, come gli incubi, del nostro cervello). Un artista che, in ultima analisi, si fa interprete volutamente tragicomico della funzione stessa dell’arte e della figura dell’artista (eroica e antieroica, da cui il doppio titolo della mostra) nella nostra società occidentale di fine millennio, una figura e una pratica con cui appare urgente e opportuno tornare a confrontarsi.
Com’è concepito l’allestimento?
Si articola fra più spunti tematici, seguendo la cronologia in modo obliquo, anche per la prassi di Pisani di riprendere, modificandole, opere precedenti, in un racconto continuamente aperto. Oltre alla rilevanza di progetti come quello di «RC Theatrum» (vero e proprio teatro rosacrociano presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1976 e poi approfondito negli anni in diverse versioni) o di opere cardine per i loro articolati riferimenti alla storia dell’arte («L’isola dei morti» di Arnold Böcklin) e al mito (le opere su Edipo e la Sfinge), la mostra esplora anche la particolare natura politica del lavoro di Pisani, con particolare riferimento alle opere che analizzano i meccanismi psicoiconografici connessi alle varie ideologie del XX secolo, fino a presentare testimonianze anche di un progetto di per sé indocumentabile come il «Virginia Art Theatrum/Museo della Catastrofe», opera immersiva realizzata dal 1995 al 2006 in una cava di travertino dismessa presso Serre di Rapolano, che si configura come il culmine di tutta la sua ricerca: dimora, pietra filosofale, opus in perenne divenire, in costante metamorfosi. Lo spazio centrale è dato ai capolavori riconosciuti, come la «Camera dell’Eroe (Venere di cioccolato)» del 1970, la serie di «Lo Scorrevole» (che avrà a Napoli la sua più completa rappresentazione), le strutture labirintiche e a semicroce che furono utilizzate per la famosa performance del 1975 «Il coniglio non ama Joseph Beuys», fino alle grandi installazioni musicali e performative.

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L’ilarotragedia di Vettor Pisani

Olga Scotto di Vettimo , da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


  • Vettor Pisani, «Barca dei sogni», 2001. Cortesia Galleria Umberto Di Marino, Napoli; Collezione Ovidio Jacorossi, Roma

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