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Nostra signora del Liberty: addio (non serioso) a Rossana Bossaglia

Rossana Bossaglia è morta l’8 luglio scorso all’ospedale di Varzi, nel pavese: era nata a Belluno il 14 giugno 1925. Tanti anni fa, ben prima che la malattia ne appannasse la verve e la memoria, aveva raccomandato al «Corriere» di non essere commemorata con un pezzo serioso, o peggio noioso, ma con uno «che faccia sorridere con aneddoti, storielle, tanto la mia vita ne è piena», anche a costo magari di inventarli. Che chiunque abbia conosciuto la nostra signora del Liberty, con la sua singolare miscela di vezzi e di signorilità, di acume e di levità, di garbo e di bonaria ironia, di tenacia e di cultura, ne avrebbe tanti da raccontare: la guidatrice di scattanti macchinette che all’improvviso inchioda l’auto per fotografare un dettaglio architettonico inaspettato; l’importantissimo docente che anticipa la pensione per dedicarsi a recitare in dialetto; la signora sempre pacifica e sorridente che decide però di intentare con successo una causa di diffamazione a Vittorio Sgarbi, che ne aveva pesantemente contestato l’operato come commissario in un concorso di professore associato.  E si potrebbe continuare all’infinito.
Di sé lei stessa volle delineare un’autobiografia per immagini fotografiche, pubblicate nel 1989 in Ventimilagiorni.
Ma la si può raccontare  soltanto per aneddoti? Rossana Bossaglia non è stata solo una signora brillante e di piacevolissima compagnia, un'attrice dilettante che aveva recitato con la Mondaini e con Gassman, ma anche e soprattutto una storica dell’arte che dalla sua intelligenza, dalla sua sensibilità, e dalle sue curiosità all’epoca poco condivise ha fatto scaturire alcune pietre miliari della storiografia artistica dell’ultimo mezzo secolo.
Laureatasi con Edoardo Arlsan a Pavia, con una tesi sull’architettura gotica piemontese, diveniva poi assistente a Pavia, poi professore a Genova e di nuovo a Pavia. Sono numerosi i fenomeni, le correnti, e gli artisti a cui ha dedicato la sua sensibilità di critico e il suo rigore di studiosa, dall’Orientalismo al «Novecento», dal Settecento lombardo alle tendenze più strettamente contemporanee, ma è soprattutto il Liberty il campo elettivo del suo infaticabile e intelligente lavoro. Già negli anni Sessanta individuava nel modernismo italiano un campo di interesse poco frequentanto perché mal compreso: di questi studi sarebbe stata non soltanto la pioniera, ma anche l’indiscutibile caposcuola. Ne scaturiva un'azione culturale e scientifica a tutto campo, comprendente fondamentali saggi scientifici, profondi nei concetti e lievi nella scrittura, sul fenomeno generale (tra cui Il Liberty in Italia del 1968) e sui maggiori protagonisti, varie riuscitissime mostre (Milano 1972, Bologna 1977), straordinari convegni (tra cui quello sulle Città termali del 1981), brillanti articoli divulgativi pubblicati sul “Corriere” e poi raccolti in antologia, nonché una capillare azione di censimento ai fini della tutela (Archivi del Liberty). Il rigore storiografico nel delinearne e analizzarne confini e limiti, fasi cronologiche e portata culturale si dovevano unire a una straordinaria capacità che non esiterei a definire simpatetica di leggerne le movenze formali.
Riposerà a San Colombano al Lambro, e ci auguriamo sia una tomba liberty.

Fabio Mangone, edizione online, 12 luglio 2013


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