Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Notizie

Tre vele senza vento: il fallimento dell'«archichiesa»

A dieci anni dalla sua consacrazione l'edificio sacro progettato da Richard Meier a Tor Tre Teste nella periferia romana mostra evidenti segni di deterioramento e degrado

La chiesa di Richard Meier a Tor Tre Teste, 2013. Foto di Giuliano Pastori

Roma. «Dio Padre Misericordioso» non è solo la titolazione della chiesa progettata da Richard Meier e svettante con le sue tre vele nella periferia romana di Tor Tre Teste, ma anche l’esclamazione di stupore e sconforto di un visitatore che, tornato dopo qualche anno a visitare il ben noto edificio religioso, ne constata lo stato di deterioramento e degrado.
Quella che doveva essere la chiesa simbolo del Grande Giubileo del 2000, frutto di un concorso internazionale ad inviti che vede Richard Meier vincitore nel 1997 (dopo il fallito Bando di idee indetto nel 1993), a soli 10 anni dalla sua consacrazione versa infatti in una condizione conservativa non degna della sua importanza. Se già dalla posa della prima pietra, avvenuta il primo marzo del 1998, era apparso chiaro a tutti che il cantiere non sarebbe mai terminato in tempo per l’anno giubilare, rimaneva comunque nella volontà del Vicariato di Roma sottolineare la scelta di collocare in un quartiere popolare a sud della Capitale un’opera architettonica di rilevanza internazionale.
Nei primi anni successivi al 2003, anno in cui il centro parrocchiale entra nel pieno delle sue funzioni, l’edificio è stato oggetto di attenzioni mediatiche e meta di pellegrinaggio per amanti dell’architettura o semplici curiosi. La riflessione che si apre oggi non è solo (come hanno egregiamente documentato Ila Bêka e Louise Lemoine nel film Xmas Meier, proiettato al MaXXI lo scorso 27 giugno in un ciclo a cura di Emilia Giorgi) la calata nella quotidianità della vita del quartiere ma, visto lo stato di degrado in cui versa la struttura in sé, anche la necessità di ri-considerare le scelte fatte nel tempo e lo sforzo economico e non solo che le strutture di questo tipo richiedono.
Spaccature sulla pavimentazione esterna, lettere in metallo per la titolazione della chiesa asportate, screpolature nei conci delle vele, colature di ruggine sul muro perimetrale (tra l’altro assente nel progetto originario di Meier), macchie di umidità sulle pareti e infissi fortemente degradati nella zona adibita a locali parrocchiali: ecco quello che un visitatore che si recasse oggi sul sito potrebbe vedere.
Ai problemi strutturali si aggiungono anche quelli più strettamente legati alla pulizia e manutenzione: spessi e scuri strati di polvere nella stromabatura inferiore della finestra alle spalle dell’altare (difficilmente raggiungibile se non con un braccio meccanico) nonché vetrate rigate dalla pioggia e dalla polvere.
Quello che doveva essere, anche nell’uso dei materiali, un cantiere simbolo, si è rivelato proprio in questo campo un vero fallimento. Non solo ha resistito peggio degli edifici residenziali che lo circondano (più vecchi di un paio di decenni) alla prova del tempo, ma anche l’iniziale biancore delle vele (garantito dalla Italcementi S.p.a. che aveva ideato appositamente il cemento «TX millennium»: inerte, autopulente e mescolato a marmo di Carrara) risulta compromesso. Inaccettabili sono poi le colature di ruggine, le screpolature e spaccature delle quali chi ha presentato il capitolato d’appalto dovrebbe rispondere.
L’altro ordine di problemi, oltre quelli costruttivi, riguarda invece gli alti costi di manutenzione che una piccola parrocchia di periferia, se non opportunamente finanziata, non può certo sostenere.
Non crediamo sia utile, anche in questo caso, attaccare il sistema degli archistar e i progetti e loro legati, quanto piuttosto far riflettere il committente sulla complessità di edifici come quello progettato dall’architetto americano, edifici che non possono poi essere lasciati al proprio destino. Se un complesso viene pensato e costruito anche per essere «vetrina» e simbolo della Chiesa del nuovo millennio merita un’attenzione speciale; in questi casi un semplice e anonimo strato di polvere, in una zona difficilmente raggiungibile, basta ad annullare l’effetto di smaterializzazione luminosità del progetto originario. Se si ritiene di non poter garantire standard minimi di incorruttibilità dei materiali (per un cantiere che è riuscito a superare problematiche tecniche di altissimo livello) e una manutenzione ordinaria approfondita e costante, tanto valeva lasciare al solito, anonimo architetto l’ideazione di una semplice ed economica «chiesetta di periferia» fatta di cemento armato a vista e qualche vetrata dai coloratissimi vetri piombati.

Silvano Manganaro, edizione online, 9 luglio 2013


  • La chiesa di Richard Meier a Tor Tre Teste, 2013. Foto di Giuliano Pastori
  • Foto Giuliano Pastori
  • La chiesa di Richard Meier a Tor Tre Teste, 2013. Foto di Giuliano Pastori
  • La chiesa di Richard Meier a Tor Tre Teste, 2013. Foto di Giuliano Pastori
  • Foto Giuliano Pastori

Ricerca


GDA luglio/agosto 2019

Vernissage luglio/agosto 2019

Il Giornale delle Mostre online luglio/agosto 2019

Ministero luglio 2019

Guida alla Biennale di Venezia maggio 2019

Vedere a ...
Vedere in Calabria 2019

Vedere nelle Marche 2019

Vedere in Puglia e Basilicata 2019

Vedere in Trentino luglio 2019

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012