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La famiglia dell’uomo torna a casa

Dopo anni di restauri, il 6 luglio riapre nel Castello di Clervaux, in Lussemburgo, la storica esposizione «The Family of Man» curata da Edward Steichen

© The Estate of Garry Winogrand, courtesy Fraenkel Gallery, San Francisco

Clervaux (Lussemburgo). Tra tutte le vicende che appartengono alla fotografia, quella di «The Family of Man» è forse la più straordinaria, e senz’altro quella che dura da più tempo. Il progetto della mostra, in circolazione da quasi sessant’anni e con un pubblico che conta a oggi dieci milioni di persone, nasce nel 1953 in un dopoguerra intriso di buone intenzioni, come del bisogno di allontanare l’orrore del conflitto dagli occhi e dalle coscienze. È in quel momento che Edward Steichen, allora direttore del dipartimento di Fotografia del Museum of Modern Art di New York, concepisce l’idea di un poema collettivo in immagini, per celebrare la pace e riaffermare l’umanità come organismo unico, come matrice condivisa che provi l’appartenenza di tutti gli uomini alla stessa famiglia.
Gli ci vogliono due anni per esaminare gli oltre due milioni di scatti che arrivano al museo su sua richiesta, e per selezionare tra questi le 503 fotografie, realizzate da 273 autori di ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 333, luglio 2013

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Toni Frissell © Library of Congress
  • «The Family of Man» al MoMA nel 1955 fotografata da Ezra Stoller
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