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Libri

Dai secoli paleocristiani all’alba del Rinascimento

Medioevo irpino

Un viaggio per immagini in un patrimonio grandioso e un po’ trascurato

La copertina del volume

Oltre che un'operazione culturale coraggiosa e intelligente, ispirata esclusivamente da una rigorosa logica scientifica e non dal dio del business e del sensazionalismo a tutti i costi, il nuovo libro di Francesco Gandolfo e Giuseppe Muollo, Arte medievale in Irpinia, costituisce una vera e propria gioia per la mente e per gli occhi: corredato da ben 400 illustrazioni tra foto a colori e piante di edifici, alcune delle quali a piena o a doppia pagina, il volume offre infatti la misura anzitutto attraverso l’efficacissimo strumento delle immagini di quale grandioso patrimonio storico artistico medievale possieda una zona forse un po’ trascurata come l’Irpinia.
Il testo dei due studiosi entra direttamente nella complessa materia senza alcun indugio, coinvolgendo il lettore in un lungo viaggio che dai secoli paleocristiani e longobardi giunge fino quasi all’alba del Rinascimento. Suddiviso diacronicamente in otto ampie sezioni, il libro si avvale inoltre di preziosi apparati tra cui spicca, in particolare, un Indice dei luoghi e delle opere utile a ricostruire agevolmente una geografia dei manufatti esaminati. La prima parte, intitolata Le testimonianze paleocristiane e longobarde, illustra un periodo ricco di cambiamenti politici, religiosi, sociali e culturali in cui, come spiegano gli autori, si assiste alla nascita di «una realtà artistica non più legata al mondo antico e ormai avviata a farsi medievale», il che è attestato da opere come la cripta della chiesa di Sant’Ippolisto ad Atripalda, pur ampiamente rimaneggiata in epoca barocca, o come i magniloquenti brani a fresco e le sculture a motivi floreali della recinzione presbiteriale della chiesa di Santa Maria dei Carpinelli a Pernosano di Pago del Vallo di Lauro; la seconda parte, L’epoca normanna, documenta una fase molto intensa dal punto di vista della produzione artistica e architettonica (basti pensare alla fioritura di opere raffinate come gli exultet, alla costruzione in stile cassinese della cattedrale di Montemarano o alla spettacolare cattedra lignea conservata nel Museo dell’abbazia di Montevergine) e in cui si verificò il trasferimento a Frigento della diocesi di Quintodecimo, un’importante città fondata in età longobarda; non meno ricca di spunti si rivela la terza parte del volume, L’età federiciana, che annovera tra le opere prese in esame alcuni capisaldi dell’architettura medievale come l’antica cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi, in cui è evidente secondo gli studiosi l’intenzione da parte della committenza di prendere le distanza «rispetto alle scelte neopaleocristiane che erano state prevalenti durante il periodo normanno»; le sezioni quarta (Dagli svevi agli angioini), quinta (Centro e periferia nella prima età angioina) e sesta (Le architetture di età angioina), centrali nel percorso tracciato da Gandolfo e Muollo, delineano con estrema meticolosità gli sviluppi delle arti figurative e dell’edilizia in Irpinia dal XIII al XIV secolo, un periodo che registrò per la pittura opere di grande qualità come la cosiddetta Madonna di san Guglielmo del Museo dell’abbazia di Montevergine, in parte mutuata da modelli abruzzesi e non del tutto immune da influssi bizantini, o per la scultura la tomba, ospitata nella stessa collezione, dei nobili francesi Bertrand e Jean de Lautrec, un «capolavoro di scultura funeraria» che conferma come «in Irpinia la qualità formale è sempre proporzionale al prestigio dei siti e della committenza»; chiudono il libro le sezioni settima (La crisi del secondo Trecento), tesa a dimostrare come «con la seconda metà del Trecento entra in crisi la realtà napoletana alla quale sono da attribuire i frutti artistici migliori presenti in Irpinia nel corso della prima parte del secolo», e ottava (Verso il tardo gotico), che descrive il canto del cigno del Medioevo in questa terra per mezzo di vari esempi soprattutto pittorici tra cui, in particolare, quelli conservati nel Museo dell’abbazia di Montevergine, luogo simbolo e stella polare dell’arte medievale in Irpinia.

Fabrizio Biferali , da Il Giornale dell'Arte numero 331, maggio 2013


  • Il «San Felice» della chiesa di Santa Maria dei Carpinelli a Pernosano di Pago del Vallo di Lauro
  • Un particolare del Ritratto funebre di Bertrand de Lautrec, nel Museo dell’abbazia di Montevergine

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