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Mostre

Genova

I cartoni animati barocchi

Esposti a Palazzo Ducale i «cartelami», sagome in cartone, cartapesta e latta utilizzate come scenografie nelle rappresentazioni popolari e recuperate in trent’anni di ricerche

Il teatrino di Laigueglia, 1835 ca

Genova. Il popolo dei fedeli urlava a gran voce: «Esca Barabba!». Al clamore della folla, durante l’Ufficio delle Tenebre nella Settimana Santa, noto anche come «Terremoto», faceva eco il baccano di chi suonava bàttole e raganelle, trombe e perfino corni di corteccia di circa un metro, da cui usciva qualcosa di simile al barrito di un elefante. Ecco il sonoro di tradizioni popolari quasi dimenticate, delle quali restano in Liguria tracce visive nelle opere esposte dall’11 maggio al 25 agosto a Palazzo Ducale nella mostra «Il Gran Teatro dei cartelami. Scenografie tra mistero e meraviglia», curata da Franco Boggero e Alfonso Sista.
I cosiddetti «cartelami» sono sagome in cartone, appunto, ma anche in legno, latta, tela e cartapesta, eccezionalmente recuperati dal lavoro di ricerca condotto da oltre trent’anni da Boggero, della Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici della Liguria. In mostra, spettacolari angeli di cartone coloratissimi, figure e scenografie per teatrini, con tanto di boccascena, quinte e fondali. E si è pensato anche a rievocare col sonoro la forte emozionalità di quelle rappresentazioni. Tutt’altro che «effimeri», questo tipo di manufatti venivano riutilizzati, restaurati e riadattati. Perlopiù se ne perdevano le tracce perché non più utilizzati. Ma il ligure non butta via nulla. Ecco perché sono stati ritrovati in paesini remoti, immobili nel tempo, e quasi sconosciuti. È nota Laigueglia, vicino a Savona, dove Boggero ha rinvenuto un Sepolcro istoriato accatastato contro un muro in una sacrestia, che montato ha un’altezza di oltre 15 metri. Che dire però di Ligo, nell’entroterra di Albenga (Sv), da dove viene un teatrino? E di Sassello, sulle alture, da dove giungono alcune sagome lignee?
Agli apparati lavoravano anche i pittori: per esempio Paolo Gerolamo Brusco per la «macchina» ottocentesca dello spettacolo nella cattedrale di Savona, e Giovanni Agostino Ratti, che realizzò una «nuvola» di figure angeliche per Albissola Marina, come un grande reliquiario a tecnica mista di legno, tela e cartapesta. Questo materiale ligure eccezionale e inedito, databile al XVII o XIX secolo, è messo a confronto con quello proveniente da Corsica e Sardegna, terre che appartenevano al Dominio genovese, dove la ruralità, anche lì, ha potuto salvare questi «effimeri» dalla distruzione e dall’oblio. È un argomento tanto insolito quanto curioso, che corre sul sottile confine tra arte, artigianato e tradizione popolare. E c’è chi ha pensato di cavarne un film documentario da esportare negli Stati Uniti: nei mesi scorsi si sono svolte le riprese per la puntata pilota della serie tv «Undisclosed Italian Art-Recondita Mairabilia», con la regia di Marco Kuveiller di Arcoscenico e la produzione di Jacques Lipkau Goyard ed Elisabetta Cartoni con partner americani (LaMonte & Russo Productions di Los Angeles). Tra i possibili network distributivi, nomi del calibro di Smithsonian Channel di Washington e National Geographic.

Anna Orlando , da Il Giornale dell'Arte numero 331, maggio 2013


  • Dettaglio delle quinte arboree del Teatrino di Laugueglia
  • Monumento di Espira de Conflent, verso il 1756
  • Deposizione di san Pietro al Parasio, Imperia,  1780 ca
  • Manigoldo di Curenna di Vendone, 1695

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