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Il criptico d’arte

Zitti zitti, mi si sono rattrappiti gli orari

Mentre da noi musei come il Mandralisca di Cefalù annunciano la chiusura, oltreoceano il Metropolitan si appresta ad abolire la tradizionale pausa del lunedì per essere accessibile 7 giorni su 7

E così rischiamo di tenerci ancora un po’ lo stesso ministro: certo, solo per le cose ordinarie, ma non è che prima le straordinarie fossero all’ordine del giorno.
La sensazione non è di euforia da un bel po’, ma adesso s’è insinuata una sorta di vago languore, come di una lenta morte   indolore. Non so bene come funzioni l’eutanasia, ma potrebbe essere una cosa del genere.
Eppure è primavera. Infatti, insieme all’apparire dei germogli sui rami, è il tempo in cui la casella del pc si affolla di email di musei e spazi espositivi che annunciano le novità della bella stagione. Non è che uno s’aspetti chissà cosa: se è vero che l’anno scorso una città come Milano ha stanziato per le sue mostre 800mila euro (cioè l’equivalente dell’asfaltatura di pochi chilometri di strada), grasso che cola non ce n’è mica. Infatti il repertorio è quello che è, all’insegna di un più o meno abile tirare a campare.
Però, leggendo bene, vien fuori che la vera notizia è un’altra. Zitti zitti, gli orari d’esposizione si sono rattrappiti vistosamente un po’ dovunque, in perfetta controtendenza rispetto a tutti i pipponi sulla cultura come capitale da sfruttare turisticamente che ci hanno ammannito tecnici e saggi da anni a questa parte.
Poi arriva il colpo di grazia. Nel mazzo di comunicazioni c’è anche quella del Museo Mandralisca di Cefalù, proprio quello dell’Ignoto marinaio di Antonello su cui Consolo scrisse un libro memorabile, che non ha più soldi per andare avanti (cfr. articolo a p. 23 Ndr) e spiega che, dopo essersi affidato per un po’ all’opera volontaria dei suoi dipendenti rimasti senza stipendio, ora deve proprio chiudere. Dato che la realtà è carogna, contemporaneamente arriva un avviso del Metropolitan di New York che annuncia che dal 1° luglio il museo abolirà la rituale chiusura del lunedì, rimanendo dunque aperto 361 giorni l’anno per un minimo di sette ore e mezzo al dì e un massimo di undici. Robe così fanno male anche a uno che ormai vive nel disincanto. Maccome, vien da chiedersi. Quelli rilanciano, ampliano, investono, e noi qui troviamo il modo di farci sistematicamente male da soli. Non è che uno debba sempre pensare a quanto costano le auto blu e roba del genere. Però uno straccio di politica culturale o di qualcosa che le somigli, e con un bilancio non da terzo mondo, visto che siamo l’Italia, non sarebbe una cosa fuor di luogo. Oppure, basta scegliere, si può decidere di ricorrere alle soluzioni estreme, un po’ come hanno già fatto da tempo le gallerie private. Apertura di musei e luoghi monumentali solo su appuntamento, e valachevaibene.

Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 331, maggio 2013


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