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Gallerie

Milano

83 gallerie si ribellano allo ius prima vendita

Secondo uno studio legale, il diritto di seguito non dovrebbe colpire gli operatori che, trattando sul mercato primario, lavorano su «commissione a vendere»

Milano. Continua a destare perplessità l’applicazione della normativa sul diritto di seguito in Italia nell’ambito del mercato primario dell’arte contemporanea. Ora scendono in campo gli avvocati. Negri-Clementi, Studio Legale Associato di Milano, ha infatti proposto una lettura diversa da quanto attuato finora dalla Siae, secondo la quale non ci sono differenze tra mercato primario e secondario e tra prima e seconda vendita, contrariamente a quanto previsto dalla norma. Così, su mandato ricevuto da 83 gallerie operanti nell’ambito del mercato primario, ha presentato un’istanza indirizzata all’ente collettivo addetto alla riscossione dei compensi per diritto di seguito. Si tratta, ricordiamo, di un compenso dovuto agli autori, a carico del venditore, su tutte le vendite successive alla prima cui partecipi, come venditore, acquirente o intermediario, un professionista del mercato dell’arte. Le aliquote previste vanno dal 4% per vendite da 3 a 50mila euro allo 0,25% per vendite superiori a 500mila euro. Il compenso non può comunque superare i 12.500 euro. Secondo la Siae i compensi per diritto di seguito andrebbero versati ogniqualvolta intervenga una galleria perché questo implicherebbe una vendita successiva alla prima. Cardine dell’interpretazione proposta dallo Studio legale è la chiarificazione del concetto di «prima vendita» legato allo schema del mandato senza rappresentanza. Normalmente, infatti, la gallerie che operano nel mercato primario non acquistano l’opera dall’artista per poi rivenderla, ma la ricevono in consegna per venderla in nome della galleria e per conto dell’artista. Questo tipo di commissione a vendere da una parte esclude che artisti e acquirenti abbiano un contatto diretto, per ragioni di opportunità commerciale facilmente comprensibili; dall’altra determina un passaggio diretto della proprietà dall’artista all’acquirente, modalità che non dovrebbe prevedere il pagamento del diritto di seguito. Per la Siae, invece, non esistono differenze tra gallerie che acquistano le opere d’arte per poi rivenderle (transazioni per le quali i compensi per diritto di seguito sono dovuti) e gallerie che invece non acquistano le opere d’arte che hanno in consegna da parte dell’artista perché siano vendute, transazioni per le quali i compensi per diritto di seguito non sono dovuti, secondo l’interpretazione della legge proposta dagli avvocati Gianfranco Negri-Clementi, Silvia Stabile ed Enrico Del Sasso. A trarre in inganno anche la presenza di una doppia fatturazione, dell’artista al gallerista e del gallerista all’acquirente, come richiesto in Italia dalla normativa Iva, dovuta alla doppia cessione dell’opera, non già a una doppia vendita. L’interpretazione proposta dallo Studio Negri-Clementi è corroborata dagli esiti di un’indagine a raggio europeo condotta dai legali milanesi, da cui, dichiarano, emerge che «gli enti di gestione collettiva in Europa, con l’unica eccezione della Siae per l’Italia, non raccolgono il diritto di seguito per le transazioni del primary market, ovvero per la prima vendita fatta dall’artista anche per il tramite della galleria». Una posizione confermata anche dalla Commissione Europea secondo la quale il diritto di seguito va applicato soltanto nei casi di trasferimento della proprietà (come la vendita) di un’opera d’arte originale, successiva alla prima cessione (con passaggio di proprietà) dell’opera da parte dell’autore. La Siae, dopo aver ricevuto la lettera da parte delle 83 gallerie, per conto delle quali lo Studio Negri-Clementi chiede che il pagamento dei compensi del diritto di seguito in caso di prime vendite non sia più dovuto e siano altresì restituiti i compensi finora erroneamente versati, ha chiesto un incontro chiarificatore che si è tenuto a Roma. Benché le posizioni rimangano lontane, sembra che ci sia un margine di apertura da parte della Siae per meglio comprendere le ragioni e la fondatezza giuridica dell’istanza presentata. Naturalmente qualora non dovesse essere accolta, non rimarrebbe che il ricorso al giudice tramite un’«azione pilota». Con questo obiettivo potrebbe prendere vita un’associazione di gallerie operanti nel mercato primario, più volte annunciata. Al momento l’unica associazione di categoria è l’Angamc, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, che riunisce circa 160 associati operanti sia nel mercato primario sia in quello secondario. Il presidente dell’Angamc, Massimo Di Carlo, in un’intervista a «Vernissage» (cfr. n.144, gen. ’13, pp. 7-9), è intervenuto sull’argomento, spiegando perché le azioni sin qui promosse dall’Associazione circa l’interpretazione del diritto di seguito non abbiano trovato ascolto presso la Siae. Anche se una galleria riceve in commissione a vendere un’opera da un artista, ha spiegato Di Carlo in quell’occasione, al momento della vendita la galleria medesima deve comunque emettere fattura al collezionista compratore ed ecco che scatta l’applicazione del diritto di seguito. «Secondo la Siae, concludeva Di Carlo, la prima vendita è quella che l’artista fa a una galleria. Alla Siae non interessa il rapporto di rappresentanza».

Anna Saba Didonato, da Il Giornale dell'Arte numero 331, maggio 2013


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