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Il Giornale delle Mostre

Roma

Ghirri per la testa

Il MaXXI si apre alla scena internazionale con una retrospettiva sul maestro emiliano

Luigi Ghirri, Parigi, 1972. Luigi Ghirri, Parigi, 1972. Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Roma. Sono passati poco più di vent’anni dalla prematura scomparsa di Luigi Ghirri (Scandiano 1943-Roncocesi, 1992) e la sua fama sul piano internazionale va crescendo di anno in anno, seguendo tappe regolari che trovano una sintesi e una conferma nella grande mostra «Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone paesaggi architetture», che il MaXXI gli dedica dal 24 aprile al 27 ottobre, a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio.
Abbiamo incontrato Laura Gasparini, curatore della Fototeca della Biblioteca Panizzi dove è conservato l’Archivio di Luigi Ghirri, e Francesca Fabiani, curatore per la Fotografia del MaXXI Architettura.
Com’è strutturata la mostra, quante opere saranno esposte e con quale criterio?
Laura Gasparini: Il titolo della mostra è ispirato da una fotografia  di Ghirri del 1978 ed è anch’esso un omaggio alla sua poetica, che ben focalizza il suo interesse sul rapporto tra percezione e realtà.  La mostra si articolerà in un percorso che si sviluppa in tre sezioni tematiche, icone, paesaggi, architetture, pensate come momenti di riflessione nel ripercorrere la ricerca dell’autore. Nella sezione «Icone» vi saranno opere che analizzano il rapporto tra finzione e realtà, il vedere attraverso diaframmi tra lo sguardo e la realtà, lo stile della fotografia amatoriale così intrigante per Ghirri. Nella sezione «Paesaggi» verrà analizzato il superamento dell’idea di stereotipo attraverso le immagini di paesaggi anonimi, di periferia per giungere allo sguardo sul paesaggio, al superamento del genere. L’ultima sezione, «Architetture», è costituita dai suoi progetti più noti, come «Colazione sull’erba», «Catalogo», «Topografia-Iconografia». La mostra presenterà più di 300 stampe originali, vintage print, realizzate a partire dal 1970 al 1992, anno della sua scomparsa. I vintage sono essenziali perché documentano le modalità di lavoro di Ghirri, in particolare sui formati, sulle sequenze e sui montaggi delle fotografie. In mostra saranno inoltre presenti altri materiali originali come menabò, edizioni numerate, libri e cataloghi di artisti con cui collaborò agli esordi del suo percorso artistico. La mostra indagherà anche le numerose attività di Ghirri, in particolare quella di curatore, editore e promotore della cultura fotografica.
Finalmente anche in Italia un grande museo di arte contemporanea dedica una mostra importante a un fotografo. In questo senso il ruolo del MaXXI può essere molto importante anche in futuro?
Francesca Fabiani: Sì, presentare una mostra in seno a un museo dedicato all’arte contemporanea costituisce già una implicita dichiarazione. Ghirri scelse la fotografia come strumento per indagare il linguaggio, i processi di percezione, le modalità di rappresentazione dell’esterno con un approccio che risentì molto anche dell’influenza delle ricerche dell’arte concettuale. Le fotografie di Ghirri, apparentemente così «semplici» e naturali, racchiudono una straordinaria complessità di linguaggio e di senso: questa mostra vuole suggerire una lettura in questa chiave.
C’è poi un altro elemento che vorrei sottolineare: il MaXXI Architettura, che ha programmato e deciso questa mostra, possiede una notevole collezione di fotografia che si è formata grazie a progetti di committenza legati ai temi del paesaggio, del territorio e dell’architettura. Questa mostra rappresenta dunque anche un riconoscimento a chi seppe affrontare quei temi in modo talmente lucido e lungimirante da essere, ancora oggi, un riferimento imprescindibile per chiunque voglia tentare di delineare il volto del paesaggio contemporaneo. La scelta di coinvolgere nomi internazionali nel comitato scientifico e nel catalogo della mostra (dove si troveranno testi di Quentin Bajac, Bice Curiger, Thomas Demand, Larisa Dryansky e Pippo Ciorra) sta a significare anche un’apertura sulla scena internazionale per ribadire la statura di un artista come Ghirri.
La validità di questa impostazione è confermata anche dal fatto che prestigiose istituzioni straniere hanno mostrato interesse nel progetto e sono in corso di definizione gli accordi per esporre la mostra in sedi all’estero.
Ghirri è un autore del quale è stato pubblicato molto. In questa occasione si vedranno immagini inedite?
L.G.: Nella mostra si è puntato molto sulla presentazione di stampe originali, i vintage print, ai quali verrà affiancata una serie di immagini inedite che andranno a corollario della ricerca dell’autore.

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


  • Laura Gasparini ha curato la mostra di Luigi Ghirri al MaXXI insieme a Francesca Fabiani e Giuliano Sergio
  • Luigi Ghirri, Parigi, 1972.  Courtesy  ©Eredi Ghirri
  • Luigi Ghirri, Brest, 1972. Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

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