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Missioni italiane in Egitto

Macerie di Adriano

Rosario Pintaudi, responsabile degli scavi, lancia l’allarme: sistematica la distruzione della città di Antinoo negli ultimi due anni

 Antinoe3: alcuni edifici del cimitero settentrionale nel 2010 (sopra) e l’area cerchiata nel febbraio 2013 (sotto).

Antinoe (Egitto). «Antinopoli, la più cara, sorta nel luogo della sventura, è serrata tra il fiume e la roccia su una fascia angusta di terreno arido»: così Marguerite Yourcenar nel suo Mémoires d’Hadrien (1951; traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, Einaudi 1963) comincia a descrivere la città voluta da Adriano, imperatore dal 117 al 134, per marcare il luogo in cui aveva perso la vita, per accidente o per scelta volontaria, l’amatissimo favorito Antinoo.
Oggi Antinopoli (o Antinoe) è un vasto campo di rovine che si estende a est del moderno villaggio di Sheikh Ibada, 33 chilometri a sud della città di Minya. Gran parte dell’antica cinta muraria romana è ancora oggi visibile e, fino a non molto tempo fa, lo era anche l’ippodromo, uno dei quattro costruiti dai Romani in Egitto e l’unico sopravvissuto alle ingiurie del tempo. Di Antinoe si possono ancora oggi percorrere le antiche strade, fiancheggiate da monticelli di detriti (talvolta alti quasi dieci metri) dai quali spuntano rocchi, basi e capitelli di colonne. Da qui provengono reperti della tarda antichità e della prima cristianità egiziana che sono esposti in molti musei del mondo.
Il sito idealmente «ci appartiene», non soltanto perché è stato fondato dai Romani, ma perché dal 1935 vi lavorano missioni archeologiche italiane. Oggi gli scavi sono condotti da Rosario Pintaudi per conto dell’Istituto Papirologico Vitelli di Firenze. Ed è proprio Pintaudi che ha lanciato l’allarme contro l’opera di sistematica distruzione cui il sito si è trovato esposto negli ultimi due anni.
In seguito alla rivoluzione del gennaio 2011, e alla conseguente estromissione di Mubarak dal potere, si è allentato il ferreo controllo della polizia. In molti hanno approfittato di questa nuova situazione e in varie parti dell’Egitto si lamentano danni ingenti ai monumenti. Questo stato di cose risulta ancora più grave nel caso di siti come Antinoe, che si trovano lontano dai centri abitati di maggiore importanza.

Pintaudi si è fatto promotore di un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica il cui scopo è quello di suscitare un maggiore interesse da parte del Ministero per le Antichità egiziane per la sorte di Antinoe. In questo è coadiuvato dall’architetto Jay Heidel dell’Oriental Institute della University of Chicago, che lo affianca nelle ricerche sul sito. «Grazie all’intervento americano, afferma Pintaudi, sono riuscito a ottenere un appuntamento con il ministro per le Antichità Mohammed Ibrahim. Questo ha esordito dicendo che ciò che sta capitando ad Antinoe è purtroppo un destino cui stanno andando incontro molti siti antichi. Quando gli abbiamo però fatto presente che a essere minacciato era anche il tempio costruito da Ramesse II al limitare delle coltivazioni, il suo atteggiamento è cambiato e ci ha assicurato un suo pronto intervento».
Raymond Johnson, direttore della missione permanente della University of Chicago a Luxor, aggiunge altri particolari alla vicenda: «Quello che sta succedendo è oltraggioso, una vera tragedia. Il risultato dell’incontro con il ministro è stato un aumento del numero dei guardiani, che è già un inizio. Il problema è che questi appartengono alle stesse famiglie che perpetrano i saccheggi. L’ideale sarebbe che fossero affiancati da forze di polizia provenienti da fuori». Intanto la situazione peggiora giorno dopo giorno.
Quasi metà dell’ippodromo si trova oramai inglobato nell’espansione del cimitero cittadino. Ampie aree di rovine sono state livellate per costruirvi nuove case. A nord i terreni agricoli hanno letteralmente «mangiato» una vasta area dell’antica necropoli. «È una lotta, continua Pintaudi. Durante l’ultima campagna di scavo ho smantellato di persona mura con il cemento ancora fresco. Bande di ragazzini ci passano davanti sorridendo, armati di zappe e setacci con i quali vanno a rovistare tra i detriti antichi in cerca di piccoli oggetti da rivendere al mercato nero. La nostra presenza è malvista. Non poche delle strutture in mattone crudo che avevamo riportato alla luce sono state distrutte dopo pochi giorni. Dispetto? Avvertimento trasversale? Meglio che non me lo chieda e continui a lavorare...».

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


  • Antinoe: bambini armati di pale sullo sfondo di strutture tombali moderne.
  • Antinoe (Egitto): struttura scavata (a sinistra) e distrutta (a destra) a pochi giorni di distanza.

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