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Il Giornale delle Mostre

Modena

Storie vere di vero impegno civile

Alla Fondazione Fotografia tre artiste «toste» da Sudafrica, Palestina e Iran

Mitra Tabrizian dalla serie “Another Country”, 2010, c‐print courtesy l’artista e The Wrapping Project Bankside, Londra

Modena. L’identità sessuale, il rispetto per la vita e il legame con le proprie radici sono rispettivamente il centro dei lavori di Zanele Muholi, Ahlam Shibli e Mitra Tabrizian, esposti nella mostra «Three True Stories», che inaugura il 20 aprile a Modena nell’ex ospedale Sant’Agostino, promossa dalla Fondazione Fotografia (fino al 23 giugno).
I curatori (Filippo Maggia, Claudia Fini e Francesca Lazzarini) hanno riunito tre artiste abituate a confrontarsi con temi di forte impegno civile, sviluppati in tutti e tre i casi a partire dal contesto originario delle loro storie individuali. La Lgbti, comunità lesbica, gay, bisessuale, transessuale e intersessuale, è il terreno di indagine della sudafricana Muholi, impegnata nella difesa del diritto all’omosessualità in Africa. Nelle serie «Faces and Phases», «Crime Scene» e nel video «Difficult Love», documenta crimini e abusi come gli «stupri correttivi», e la violenza praticata come cura per la «normalità».
Nelle settanta immagini di «Death», la palestinese Ahlam Shibli rintraccia i segni del conflitto arabo-israeliano nell’ossessiva presenza di quanti sono morti durante la seconda intifada. Ritratti, poster, graffiti ribadiscono la permanenza dei defunti nei luoghi della vita, pubblici e privati, negli interni come nelle piazze, sui muri dei negozi come sulle lapidi. Perché l’esistenza dei palestinesi si svolge in un necessario contatto con la morte, e perché ricordare i caduti diventa una forma di resistenza contro l’occupazione. Iraniana di Teheran, ma londinese d’adozione, Mitra Tabrizian nel suo «Another Country» descrive l’ambivalenza tra estraneità e identità culturale, in messe in scena dove l’artista fa muovere gli immigrati mediorientali in una realtà che sembra ritagliata dal loro Paese natale, ma che è di fatto Gran Bretagna. Lo scarto tra le loro figure e l’ambiente che li circonda fa luce sul senso di spiazzamento rispetto a un territorio che sembra valere solo in quanto riflesso di quello originario.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


  • Ahlam Shibli, Untitled (Death no. 37), Palestine, 2011‐12

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