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Stati Uniti

I musei Usa sono meno ricchi

I musei sperano che la ripresa dei mercati azionari continui dopo il calo dei fondi del 2011

New York. L’anno scorso i principali musei degli Stati Uniti hanno subito un nuovo calo della propria dotazione finanziaria, dopo le pesanti perdite di valore dei loro investimenti segnato nel 2009.
I rapporti annuali di un certo numero di musei, tra cui il Getty Trust, il Cleveland Museum of Art e il Museum of Modern Art di New York, riferiscono riduzioni nell’ammontare dei fondi tra il 2011 e il 2012 rispettivamente del 5%, 6% e 9%.
Delle 14 istituzioni considerate (cfr. tabella), 11 hanno visto una flessione dei fondi, due un aumento, mentre il Seattle Art Museum si è mantenuto costante. Al Museum of Fine Arts di Boston la dotazione ha subito una fluttuazione del 25% nel periodo tra il 2007 e il 2012. La flessione maggiore è stata dai 555 milioni di dollari del 2007-08 ai 409 milioni del 2008-10, per rislire nel 2011 a 548,3 milioni, seguita però da un nuovo calo del 6% a 516,4 milioni nel 2012. «Il mercato oscilla ancora dopo la crisi del 2008, a causa dell'incertezza dell’economia nazionale e globale», spiega Malcolm Rogers, direttore del museo; il fondo del suo museo si è mantenuto «sufficientemente stabile» grazie a investimenti prudenti. Timothy Rub, direttore del Philadelphia Museum of Art, è sollevato dal fatto che il mercato «è andato meglio di quanto molti di noi pensavano». La dotazione del suo museo era di 379 milioni di dollari nel 2007-08 e ha toccato quota 345 milioni nel 2012. «Se questo andamento si potrà sostenere è una domanda interessante: i membri del nostro comitato di investimento sono preoccupati, afferma. A causa del crollo del mercato azionario e visto che la crescita del fondo è molto lenta, abbiamo perso cinque anni di risultati utili, ricorda Rub. Nei miei ventidue anni come direttore ho visto diverse crisi ma mai come questa».
L’American Alliance of Museums (Aam) ha appena ultimato il suo rapporto sulla situazione economica dei musei americani, la cui pubblicazione è prevista mentre andiamo in stampa. Ford Bell, presidente dell’Aam, afferma: «Nel 2011, il 72% dei musei ha dichiarato difficoltà finanziarie più o meno gravi. Nel 2012 sono scesi al 67%, per cu la situazione è migliorata davvero di poco». Ciononostante, secondo Bell il peggio è ormai passato. La recente ripresa del mercato azionario statunitense a partire dallo scorso novembre, che influisce direttamente sulla crescita della dotazione finanziaria e quindi su quanti soldi possono contare i musei per coprire i costi di gestione, è stata perciò accolta con un sospiro di sollievo dai direttori, che si sentono più ottimisti rispetto a qualche mese fa. Ma nessuno è pronto ad abbassare la guardia. Frenati dall’esperienza del 2009, quando il valore dei fondi disponibili è precipitato, i direttori sanno quanto la ripresa sia stata fragile e imprevedibile. L’ordine del giorno è il fundraising con la F maiuscola, in coppia con la prudenza finanziaria. Il Getty, una delle istituzioni più ricche del mondo, ha deciso che è troppo rischioso fare affidamento unicamente sui profitti del fondo e ha in programma «una massiccia campagna di fundraising», come dichiara James Cuno, presidente e amministratore delegato del J. Paul Getty Trust dal 2011. Tra il picco del 2007 e il livello più basso toccato nel 2009, il Getty ha subito un calo del 29% nel valore dei suoi beni, e senza un adeguato programma di fundraising ha dovuto operare un taglio del 24% del budget e licenziare 97 dipendenti. Altri 34 sono stati lasciati a casa la scorsa estate. La lezione non è stata dimenticata. «Diversificare le risorse è la soluzione migliore, dichiara Cuno. Si crea un clima di sostegno, politico ed emotivo, con gli stakeholder e serve a centrare il museo sulla comunità». Cuno aggiunge che il Getty, come gli altri musei, ha bisogno di incrementare il proprio fondo di dotazione. «Ci stiamo arrivando, ma sarà più veloce con il fundraising».
Il mese scorso l’Indianapolis Museum of Art (Iam) ha annunciato il taglio di 29 posti di lavoro per abbattere i costi. Obiettivo del museo è anche quello di fare meno affidamento sui profitti della dotazione propria da 330 milioni di dollari. Nell’autunno del 2008, il Saint Louis Art Museum aveva in programma la costruzione di una nuova ala da 130 milioni di dollari, proprio quando crollò il mercato azionario. Brent Benjamin, direttore del museo, ricorda come lui e i suoi trustee abbiano optato per misure drastiche: «Abbiamo messo tutto in stand by per vedere che cosa sarebbe successo di lì a un anno». Benjamin è preoccupato da una seconda possibile recessione? «Siamo sempre preoccupati, ammette. La nostra stabilità è direttamente collegata alla stabilità dell'economia globale. Ce lo siamo ricordato molto bene nel 2009». James Cuno concorda: «Penso che il sistema sia fragile. Stiamo tutti a vedere che cosa succede in Europa».


Quanti soldi hanno i musei negli Stati Uniti
Museo Dotazione Dotazione Donazioni Donazioni
2011 2012 2011 2012
Getty Trust 4,33 mld 4,10 mld 5,3 mln 16,5 mln
Metropolitan,
New York 2,09 mld 2,09 mld 120,0 mln 123,6 mln
Museum of Fine Arts,
Houston 0,77 mld 0,76 mld 57,7 mln 18,9 mln
Smithsonian 0,75 mld 0,85 mld 140,5 mln 172,2 mln
Art Institute
Chicago 0,65 mld 0,63 mld 16,1 mln 16,6 mln
Cleveland Museum 0,53 mld 0,49 mld 11,4 mln 9,4 mln
MoMA,
New York 0,66 mld 0,59 mld 68,7 mln 76,5 mln
National Gallery,
Washington 0,47 mld 0,53 mld 10,6 mln 27,4 mln
Museum of Fine Arts,
Boston 0,42 mld 0,40 mld 43,8 mln 33,6 mln
Museum of Art,
Philadelphia 0,28 mld 0,27 mld 26,9 mln 35,8 mln
Museum of Art,
Indianapolis 0,27 mld 0,25 mld 11,9 mln 3,8 mln
Lacma,
Los Angeles 0,09 mld 0,08 mld 21,2 mln 22,9 mln
SFMoMA,
San Francisco 0,12 mld 0,11 mld 24,6 mln 136,9 mln
Seattle Art Museum 0,08 mld 0,08 mld 6,9 mln 5,6 mln

Helen Stoilas e Javier Pes, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


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