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Il Ministero per i Beni culturali è un bene da tutelare e valorizzare

Era il 2 dicembre 1974 quando il presidente del Consiglio Aldo Moro, nel suo discorso d’investitura davanti al Parlamento, affermava la necessità di una procedura d’urgenza per la nascita del Ministero, pensavano quindi a un decreto legge. In quel contesto rivolgeva un saluto a Giovanni Spadolini che ne sarebbe divenuto il primo titolare «al quale viene affidato, con l’impegno di una normalizzazione legislativa, tanto urgente quanto l’eccezionalità dell’esigenza richiede, il compito di presiedere a un nuovo Ministero incentrato sulla gestione dei beni culturali, ivi compresi quelli inerenti allo spettacolo, e sulla tutela dell’ambiente». Nasceva così un Ministero a lungo atteso da tutti coloro che avevano a cuore la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio storico, artistico e naturale. La gestione affidata a una Direzione generale del Ministero della Pubblica Istruzione, il cui nome «delle Belle arti» ancora riecheggia nella memoria di molti, non era più sufficiente per una azione di salvaguardia e promozione che il governo Moro-La Malfa, recependo le conclusioni di ben due Commissioni parlamentari, la Franceschini e la Papaldo, intendeva collocare tra i programmi prioritari di Governo. Questo credo sia il punto su cui dibattere. Deve un Governo porre la tutela e la valorizzazione della cultura e del paesaggio tra le priorità del suo programma? La risposta è ovvia e nessun Governo, a parole, sosterrà il contrario. Ma quanti ne danno effettiva attuazione? La verifica è semplice: basta accertarne i poteri e le risorse umane ed economiche conferite. Immaginare poi un ruolo fondamentale di un tale dicastero nel programma di un Governo ideale del nostro Paese dovrebbe essere di assoluta evidenza: con 200 musei, 108 aree archeologiche, 112 monumenti statali (40 milioni di visitatori nel 2012) e ancora 3.409 musei, 802 monumenti e 129 siti archeologici, dei quali circa la metà di proprietà dei Comuni (oltre 62 milioni di visitatori), rappresenta una realtà che dovrebbe convincere anche il più arido politico. Ma non è così, il valore della cultura non è stato percepito dai Governi che via via si sono succeduti nel nostro Paese. La nascita del Ministro fu salutata ovunque positivamente. Finalmente nasceva un Dicastero con portafoglio, di valore e ruolo tecnico, con un corpo centrale con istituti scientifici che tutto il mondo ci invidia e un presidio sul territorio (Soprintendenze e Direzioni regionali) che quotidianamente assolve a un insostituibile compito di tutela. Immaginare di «abolire il Ministero» (cfr. lo scorso numero, p. 1, Ndr) è insensato, soprattutto in un Paese come il nostro. Si lamenta che alcuni uffici non riescono a spendere le pur poche risorse destinate a investimenti e restauri. Con la complessità delle procedure e gli organici tecnici degli uffici centrali e delle Soprintendenze ridotti al lumicino, non si stenta a crederlo. E allora chiudiamo? Certo che no. Rafforziamo gli organici, studiamo procedure burocratiche più snelle. Il Ministero dovrà però, anch’esso, impegnarsi per una più attuale organizzazione, dotandosi di nuovi regolamenti, in particolare tecnici che da troppo tempo mancano. Rafforziamo il Ministero con mezzi e uomini, e poniamo la sua azione al centro delle priorità di Governo. Immaginiamo un Governo che veda i Ministeri dialogare e operare tra loro, costituendo tra l’altro Comitati interministeriali permanenti composti dal nostro, dai Ministeri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Ricerca perché i beni culturali e il paesaggio abbiano una tutela integrata e condivisa, perché il paesaggio agrario sia conservato, perché non accadano più disastri come a Sibari o i nostri pregiati paesaggi di crinale appenninico non siano devastati da infrastrutture incompatibili. Il nostro Paese e l’Europa tutta hanno nella cultura un’imprescindibile matrice storica e identitaria ma anche una potenzialità economica fondamentale. Dovremmo tutti insieme, in questa crisi che attanaglia tutto il continente, immaginare un new deal della cultura attorno al quale modellare l’azione dei Governi. 
Marco Parini, presidente di Italia Nostra onlus

Marco Parini, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013



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