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Venezia

Pinault dà le chiavi di casa al pupillo Rudolf Stingel

A Palazzo Grassi la pittura secondo il poliedrico artista meranese

Rudolf Stingel, Untitled, 2013. Photo by Tom Powel Imaging Courtesy of the artist

Venezia. La decisione del miliardario francese François Pinault di riempire interamente Palazzo Grassi con opere di Rudolf Stingel (è la prima volta che lo spazio viene affidato a un solo artista) darà una spinta al profilo commerciale, e forse anche critico, del cinquantaseienne artista di Merano, da tempo stabilitosi a New York.
La mostra, allestita dal 7 aprile al 31 dicembre, comprende un versante particolare della poliedrica produzione di Stingel, oggi l’artista italiano contemporaneo più quotato sul mercato, che spazia dall’installazione alla scultura, senza escludere opere che nascono attraverso l’interazione del pubblico, poiché il nomadismo espressivo fa parte di una sua precisa strategia: sono esposti più di quaranta quadri, di cui quindici dalla collezione privata di Pinault. «Dover occupare l’intero Palazzo Grassi con una mostra monografica è una sfida importante», ammette Elena Geuna, che ha assistito Stingel nell’organizzazione della mostra (l’artista è anche il curatore della rassegna). «Inoltre, precisa la Geuna, c’è un rapporto stretto tra Palazzo Grassi e Stingel, che è stato presente in tutte le mostre della collezione di Pinault a palazzo fin dalla sua riapertura nel 2006».
Opere dagli anni Novanta al 2010 sono esposte accanto a nuovi lavori creati apposta per l’occasione. Una nuova serie di quadri astratti viene presentata insieme a opere figurative, eseguite con una tecnica fotorealistica adottata da Stingel per rappresentare ritratti, autoritratti, paesaggi alpini e immagini di sculture gotiche. Tra gli highlight della rassegna, un’opera del 2009 «Senza titolo (Madonna)», dipinta su stoffa, che ritrae una statuaria Vergine Maria che osserva il cielo. Un altro «Senza titolo», del 2009, è invece più astratto: dipinta a olio e smalto su stoffa, raffigura una figura contemplativa e inquietante, che scruta da sotto un ammasso di forme amorfe. Entrambe le opere fanno parte della collezione Pinault.
Il rapporto tra figurazione e astrazione è stato da sempre uno degli interessi di Stingel. L’artista è noto soprattutto per i suoi diversi tentativi di ridefinire la tecnica della pittura. Secondo Michelle Grabner di «Frieze Magazine»: «Rudolf Stingel ha costruito la sua carriera danzando intorno all’idea di pittura. Ne evita l’autorità esaminandone i  componenti, l’identità fisica, il linguaggio visivo e la storia».
All’inizio degli anni Novanta Stingel ha trasformato tappeti in opere d’arte, «un esempio del suo concetto anticonvenzionale di pittura», sostiene la Geuna. Le opere sperimentali di Stingel in mostra a Venezia si ispirano al contesto storico, architettonico e artistico della Serenissima. Pare che la città abbia ispirato anche un’ambiziosa installazione di grandi dimensioni presente in mostra, sulla quale, tuttavia, gli organizzatori non hanno voluto rivelare dettagli prima dell’inaugurazione.

Gareth Harris, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


  • Rudolf Stingel, Untitled, 2009. Courtesy of the artist

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