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Bisticci per Mastroianni

Floriano De Santi: «Sono l’erede morale e culturale del maestro» Lorenzo Zichichi: «Il tribunale ha dato ragione a noi» Enrico Todi: «Ma perché non si accordano?»

Enrico Todi

Roma. Quindici anni fa moriva Umberto Mastroianni, certo di aver agito al meglio per la degna tutela della sua arte e della sua memoria. Nel 1992 aveva fondato il Centro Studi dell’opera di Umberto Mastroianni, ubicato nel Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, una perla rinascimentale di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni, nei cui ambienti nascerà nel 1995 il Museo Mastroianni, quale frutto di una donazione dell’artista di 120 opere (tra cui oltre 50 sculture) al Pio Sodalizio. Nel 1993, ad Arpino, in provincia di Frosinone, diede vita, assieme al senatore Massimo Struffi, a un Centro Mastroianni, costituitosi in Fondazione nel 1999. Anche lì, nella sede di Palazzo Ladislao, una cospicua donazione di opere (oltre 80), a cui si aggiunsero altre 19, dislocate nei percorsi cittadini. Ma il Centro Studi di Roma nel 2005 si spacca: da una parte Floriano De Santi, il maggiore studioso dello scultore nato a Fontana Liri (Fr) nel 1910, dall’altra il presidente del Centro, Lorenzo Zichichi, editore de Il Cigno, e la presidente della Sezione autentiche dello stesso Centro, Paola Molinengo Costa, nipote ed erede dell’artista (sua nonna Ida ne fu per 50 anni la seconda moglie). La contesa nel febbraio-marzo di quest’anno è divenuta di pubblico dominio per iniziativa di De Santi, autore di un articolo pubblicato dalla rivista web «Artribune», cui ha fatto seguito una replica di Paola Molinengo Costa.
«Il carattere diffamatorio dei commenti di De Santi nei confronti del Centro Studi è evidente», dichiara ora a «Il Giornale dell’Arte» Lorenzo Zichichi, che spiega: «Come fa, ad esempio, a definirmi “improvvisato presidente del Centro Studi”, quando ne sono stato vicepresidente dal primo giorno? Guardi l’atto fondativo del 1992, con le firme di Umberto Mastroianni (che lo ha presieduto sino alla morte), di Massimo Struffi, mia e di Giovanni Petretti. De Santi non c’era e fu cooptato. Ne ha quindi fatto parte, come associato, sin dall’inizio. Era il critico d’arte delegato alle autentiche. Quando abbiamo istituito la Sezione autentiche presieduta da Paola Molinengo Costa (discendente di colei che Mastroianni aveva designato come sua erede universale), De Santi ha ritenuto di essere il solo a poter rilasciare autentiche ed è ricorso al Tribunale di Roma. Il Tribunale, però, con sentenza del 3/11/2009 ha dato ragione a noi, a motivo del ritardo con cui è stata proposta l’istanza, ma, soprattutto, perché la documentazione di De Santi, come ha scritto il giudice, “non è idonea a riconoscere al predetto un diritto che per legge appartiene agli eredi legittimi dell’autore delle opere”. Stiamo per realizzare il primo capitolo del Catalogo generale dell’opera del maestro. I criteri con cui verifichiamo l’autenticità delle opere sono trasparenti e ben chiari.  Lo facciamo in quanto Centro Studi e Museo. De Santi si presenta come direttore dell’Archivio Umberto Mastroianni, ma l’unico archivio di Mastroianni (quello del maestro, per intendersi) di cui io sia a conoscenza è stato donato dagli eredi alla Quadriennale di Roma. Quello dell’archivio è solo un esempio, potrei citarne un altro: in due piccole mostre recenti De Santi ha indicato in catalogo quale patrocinatore il giapponese Hakone Open Air Museum, i cui responsabili mi hanno scritto di non avere mai concesso il loro patrocinio alle mostre di De Santi. Da taluni De Santi è ritenuto il più grande studioso di Mastroianni, ma ne è solo il più prolifico. Su Mastroianni hanno scritto Argan, Brandi, Calvesi, Palma Bucarelli, tanto per fare alcuni nomi di storici dell’arte. Riguardo ai documenti rilasciati da Mastroianni nei confronti di De Santi, bisogna specificare che vi aggiungeva sempre “in qualità di membro del Centro Studi dell’opera di Umberto Mastroianni”. Centro Studi che De Santi si ostina a definire “associazione falsamente culturale”».
Dichiara Floriano De Santi: «Voluto fortemente dal maestro, l’Archivio Umberto Mastroianni di Brescia, da me diretto, aduna circa 65mila tra cataloghi, libri, lettere, fotografie, appunti teorici, poesie, articoli per riviste e giornali, manoscritti teatrali e cinematografici e una rassegna stampa completa. Ma la sua peculiarità è soprattutto quella di aver catalogato 39.214 tra bronzi, ferri, marmi, pietre, legni, gessi, ceramiche, terrecotte, cartoni graffiati, disegni, piombi, rami, ori, argenti, collages, incisioni e vetri mastroiannei. Case d’asta, musei esteri e collezionisti si rivolgono d’altronde a me per le autentiche di opere di Mastroianni, perché sanno che ho realizzato 52 studi monografici e 120 mostre sul maestro. Dal 1977, poco più che trentenne, mi recavo tutti i fine settimana al Casino di caccia dei Principi Colonna di Marino, nei Castelli romani, dove Mastroianni aveva lo studio-museo, per aiutarlo in ogni ordine di attività, dall’organizzazione delle mostre alla scelta delle opere, dalla redazione di testi esegetici alla schedatura delle opere. Per non dire dei titoli: li decidevo io. Pensi che tutto il materiale documentario, le schede, le didascalie delle opere oggi esposte al Museo Mastroianni di San Salvatore in Lauro di Roma e al Museo della Fondazione Mastroianni di Arpino sono frutto del mio lavoro, come dimostrano ampiamente i voluminosi cataloghi editi per l’occasione. La stessa nascita delle due istituzioni, da me dirette, la prima dal 1993 al 2003 e la seconda dal 1990 al 2005, mi vede in prima linea. E sto lavorando alla nascita di una terza, il Museo dei bozzetti lignei dei “Monumenti alla Resistenza”, presso il Maneggio/Galoppatoio nei sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino. Sono l’erede morale e culturale di Mastroianni e, come lui stesso mi ha definito, suo “più grande esegeta e amico fraterno”. Sono i fatti a parlare, e le parole, quelle di Mastroianni in primis, che in una dichiarazione notarile del 1995 scrisse: “L’unica persona, da me autorizzata, che delego, anche in mia assenza, ad autenticare le mie opere, è il professor Floriano De Santi, in qualità di membro del Centro Studi dell’opera di Umberto Mastroianni”. In altro documento notarile vergato il 20 dicembre 1997, due mesi prima della sua morte, e fatto pubblicare anche su “Il Giornale dell’Arte”, dichiarò: “L’unico studioso che può autenticare e catalogare la mia opera è e sarà Floriano De Santi”. Paola Molinengo Costa non può rivendicare alcun diritto al rilascio delle autentiche perché lei è erede indiretta, essendo nipote non di Umberto Mastroianni, ma della sua seconda moglie Ida Perlo (la quale al suo primo matrimonio con terza persona generò Gemma Ferrero, madre della Molinengo Costa). L’erede diretta e unica discendente di Mastroianni si chiama Laura Mastroianni e ha 20 anni. Per quanto mi riguarda, sono riuscito a non cadere nelle tante trappole che mi hanno teso, a iniziare dal sequestro di 38 opere di una mostra da me curata al Palazzo dei Capitani del Popolo di Ascoli Piceno, perché ritenute false, e invece riconosciute come “mastroiannee” dal Tribunale del Riesame con ordinanza del 20/11/2006. La Guardia di Finanza, allertata da una lettera anonima, chiamò quale consulente tecnico Maurizio Calvesi, ma lo studioso (certamente non di Mastroianni) sbagliò valutazione, giacché i materiali utilizzati e la tékhne esecutiva delle 38 opere sono riconducibili senza ombra di dubbio alla produzione creativa del maestro ciociaro, come riconobbe pure il ctu Alessandra Lucia Coruzzi nella causa civile risarcitoria intentata nei confronti di Calvesi e Gemma Ferrero, portandoli nel frattempo alla condanna del pagamento delle onerose spese di perizia pari a 82mila euro e rotti. Il Centro Studi di Roma sta approntando un “Catalogo generale”? Su quale base scientifica? Patrocinato dalla Fondazione Mastroianni di Arpino, il vero “Catalogo generale” sarà  quello che mi sto accingendo a fare io, con le Edizioni Bora di Bologna».
Enrico Todi, oggi gallerista a Roma, ma per 22 anni uomo di fiducia e segretario di Mastroianni, ora possessore di una settantina di sue opere, tra cui una decina di sculture, non si capacita della spaccatura all’interno del gruppo dei sostenitori di Mastroianni: «I motivi della contesa sono risolvibilissimi. Sono convinto che un accordo si può e si deve trovare, che è possibile ristabilire la pace, siamo tutti persone ragionevoli, e abbiamo tutti allo stesso modo a cuore il destino di questo grande artista del ’900. Qui c’è da ricostruire l’immagine di Mastroianni. Pena, il rischio che un giorno futuro qualcuno, davanti a una sua opera dica: di chi è questo capolavoro?».
Consultato a riguardo della possibilità di una riappacificazione, De Santi si dice disponibile: «Perché no? Ma si dovrebbero chiarire bene specifici punti», commenta. Lorenzo Zichichi lo ritiene «auspicabile, ma reso difficile da questi ripetuti attacchi nei confronti di chi agisce a tutela della memoria di Mastroianni».

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 330, aprile 2013


  • Floriano De Santi
  • Lorenzo Zichichi
  • «Sarabanda», 1959, un bronzo del Museo Mastroianni di Roma
  • Umberto Mastroianni era nato a Fontana Liri nel 1910. Moriva a Marino presso Roma nel 1998

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