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Fotografia

Capa torna a Parigi con la valigia messicana

Chim (David Seymour), «Donna con un neonato in braccio ascolta un comizio politico nei pressi di Badajoz, maggio 1936» © Estate of David Seymour / Magnum Photos

Parigi. Dopo aver fatto il giro del mondo, passando per New York e Barcellona, la «valigia messicana» torna a Parigi: una selezione delle migliaia di scatti della guerra civile spagnola realizzati dal fotografo Robert Capa, insieme ai colleghi Chim e Gerda Taro, è ora esposta al Museo d’arte e storia dell’ebraismo, fino al 30 giugno.
La vicenda di questi scatti, di cui si sono perse le tracce per settant’anni, è appassionante e la mostra parigina ci dà l’occasione di ricordarla. Tutto ebbe inizio al 37 rue Froidevaux, a due passi dal cimitero di Montparnasse. Era il 1939. Preoccupato dall’avanzare delle truppe naziste, l’ungherese Endre Friedmann, alias Robert Capa, decise di fuggire lo studio parigino per raggiungere New York. Prima di partire però affidò al suo tecnico e amico «Csiki» Weisz una borsa piena zeppa di negativi, 4.500 circa: erano le foto che aveva scattato tre anni prima durante la guerra civile spagnola, insieme a David Seymour, polacco, meglio conosciuto come Chim, e alla compagna Gerda Taro, tedesca, morta a Brunete nel 1937, schiacciata da un carro armato franchista. Tre giovani reporter di guerra, tutti e tre ebrei. Più tardi Weisz raccontò di aver lasciato la borsa ad un cileno incontrato sulla via per Bordeaux e di avergli chiesto di depositarla al consolato del suo Paese, per metterla al sicuro. Né Capa, morto sul fronte in Indocina, nel 1954, né Chim, ucciso a Suez due anni dopo, ne sapranno mai nulla.
La «valigia» ricomparve solo nel 2007: si trattava in realtà di tre scatole. Due, una verde e una rossa, contenevano i rullini e diversi appunti; una, di colore scuro, conteneva pellicole tagliate a strisce, riunite per fotografo e argomento. Fu quello che, solo nel 2007 appunto, trovò al suo interno Cornell Capa, fratello di Robert e fondatore dell’International Center of Photography di New York, quando gli fu consegnato il prezioso oggetto: un pezzo di storia del fotogiornalismo moderno e un’inestimabile testimonianza. Al termine di lunghe peripezie, i negativi erano finiti nelle mani del cineasta messicano Benjamin Tarver. Questi le aveva ricevute da una zia che, a sua volta, le aveva ereditate da un parente, il generale Francisco Aguilar González, ambasciatore del Messico in Francia durante il Governo di Vichy tra il 1941 e il 1942. Come quest’ultimo ne sia entrato in possesso a un certo punto della storia, resta ancora un mistero.

Luana De Micco, edizione online, 8 marzo 2013


  • La scatola rossa della valigia © International Center of Photography. Cortesia  Musée d'art et d'histoire du Judaïsme, Parigi
  • Gerda Taro, «Spettatori del corteo funebre del generale Lukacs,  Valencia, 16 giugno 1937» © International Center of Photography. Cortesia  Musée d'art et d'histoire du Judaïsme, Parigi
  • Robert Capa, «Esiliati repubblicani condotti verso un campo d'internamento, Le Barcarès, 1939» © International Center of Photography / Magnum Photos . Cortesia  Musée d'art et d'histoire du Judaïsme, Parigi
  • Fred Stein, Gerda Taro e  Robert Capa al café Le Dôme a Montparnasse - Parigi, inzio 1936 © Estate of Fred Stein - International Center of Photography. Cortesia  Musée d'art et d'histoire du Judaïsme, Parigi

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