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Rovigo

Il segreto del mio successo? Goupil

A Palazzo Roverella una mappatura degli acquisti favoriti dalla famosa scuderia parigina, che contava anche 100 artisti italiani

Giacomo Di Chirico, La sposa del prefetto – Olio su tela, collezione privata   Un matrimonio in Basilicata, prima volta dal 1877 Promotrice di Napoli dove Goupil l’ha comprato

Rovigo. Più che una scuderia, come era stata definita all’epoca, era una scuola di artisti: si tratta della Maison Goupil, fondata a Parigi da Adolphe, insieme al mercante tedesco Henri Rittner, nel 1829, e operativa, con diverse filiali europee e statunitensi, fino al 1919.
Ben introdotta negli ambienti del Salon, ma attiva anche nella promozione degli impressionisti, la Maison era un punto di riferimento imprescindibile per gli artisti italiani, e non solo, che soggiornavano nella capitale francese, ai quali offriva un contratto generoso e, soprattutto a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, la diffusione delle loro opere, grazie a un sistema moderno di riproduzione fotografica o a stampa. In cambio suggeriva di fare qualche concessione al gusto prevalente. Motivo, questo, del probabile attrito, con rescissione del contratto, tra la Maison e De Nittis. La mostra «Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo: la Maison Goupil» (catalogo Silvana Editoriale), dal 22 febbraio al 23 giugno a Palazzo Roverella, ripercorre questa interessante storia, grazie alle ricerche che il curatore, Paolo Serafini, ha condotto per anni negli archivi del Museo Goupil di Bordeaux e in quelli del Getty Research Institute di Los Angeles. In questo modo è stata ricostruita la mappa delle opere comprate dai collezionisti di tutto il mondo. Caso esemplare è quello di Giovanni Boldini, presente con una ventina di quadri, alcuni rinominati e non più esposti da molto tempo. Tra le opere riscoperte, anche «Enfin… Seuls!» di Edoardo Tofano, una vera icona della Maison in collezione privata, non più esposto da sessant’anni, o «Un matrimonio in Basilicata» di Giacomo Di Chirico, proveniente dal Messico, acquistato alla Promotrice di Napoli nel 1877 da Goupil, che lo fece esporre a Parigi e successivamente in altre capitali europee, ma che da allora non è più stato visto. Tra i cento artisti italiani presenti negli inventari figurano nomi famosi come Giuseppe De Nittis con «La strada da Napoli a Brindisi», opera molto apprezzata nel Salon del 1872; Antonio Mancini con il «Saltimbanco» dal Philadelphia Museum; Domenico Morelli con «Cesare Borgia a Capua», affiancato dalle relative incisioni, oltre al già citato Boldini.

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 328, febbraio 2013


  • Eugenio De Blaas, Pulcinella in convento,  Olio su tela, collezione privata
  • Antonio Mancini, Adieu Paris! (The Customs),  Olio su tela, Londra, National Gallery

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