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Londra

A Man Ray l’Oscar per la fotografia

Il grande dadaista era uno straordinario reporter, ma se ne vergognava un po’

Man Ray, «Catherine Deneuve», 1968 © Man Ray Trust ARS-ADAGP / DACS

Londra. «Per gran parte della sua vita Man Ray ha negato di essere un fotografo e ha desiderato di essere apprezzato solo per quadri, sculture e arte concettuale», afferma Terence Pepper, curatore di «Man Ray Portraits» alla National Portrait Gallery dal 7 febbraio al 27 maggio. La mostra, la prima dedicata alla ritrattistica dell’artista (Filadelfia, 1890 - Parigi, 1976) propone immagini di contemporanei, amanti, amici e star del cinema, e getta una nuova luce in particolare sulla sua produzione successiva alla seconda guerra mondiale. Vengono presentate più di 150 immagini realizzate tra il 1916 e il 1968 e provenienti da collezioni private e istituzioni come il Centre Pompidou di Parigi, il Metropolitan di New York e il Man Ray Trust Archive di Long Island. «Quest’ultima collezione è particolarmente interessante per le opere dell’ultimo periodo, che non si trovano ancora nelle collezioni dei grandi musei», spiega Pepper. La mostra evidenzia la collaborazione tra Man Ray e Marcel Duchamp iniziata nel 1915 nella comunità artistica di Ridgefield, nel New Jersey. L’amicizia si consolidò verso il 1920, quando Man Ray fotografò opere di Duchamp come «Il Grande Vetro» (1915-23) e l’alter ego femminile dell’artista, Rose Sélavy. I due collaborarono al primo e unico numero della rivista «New York Dada» dell’aprile 1921. «Quando Man Ray capì che il Dadaismo non sarebbe stato apprezzato a New York, seguì Duchamp a Parigi», prosegue il curatore. Ma l’insuccesso di una mostra con lo stesso Duchamp indusse Man Ray a tornare alla ritrattistica. A Parigi l’artista introdusse un’innovazione fondamentale per la fotografia, la solarizzazione, che si ritrova nei ritratti della stilista Elsa Schiaparelli, della fotografa Lee Miller e nell’autoritratto «Self-portrait with Camera» del 1932. «Uno degli obiettivi della mostra è far conoscere una parte meno nota e riscoperta solo di recente della produzione fotografica di Man Ray, quella realizzata a partire dagli anni Quaranta, in un periodo in cui l’artista si concentrava soprattutto sulla promozione dei suoi dipinti», aggiunge Pepper. In seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale Man Ray lasciò la Francia stabilendosi a Hollywood dove fotografò i principali attori del momento. «Siamo riusciti a ritrovare i suoi ritratti delle attrici Tilly Losch e Paulette Goddard, entrambe in abiti di scena, la prima per il film “Duello al sole”, la seconda per “Il diario di una cameriera”, entrambi del 1964», spiega Pepper. Una magnifica e sensuale Ava Gardner è la protagonista di una foto commissionata per il film «Pandora e l’Olandese volante» del 1951. Al suo ritorno a Parigi nel 1951 Man Ray continuò a fotografare celebrità: il ritratto meticolosamente strutturato di Catherine Deneuve del 1968 chiude il percorso. La mostra farà tappa alla Scottish National Portrait Gallery di Edimburgo dal 22 giugno all’8 settembre e al Museo Statale di Belle Arti Puskin di Mosca dal 14 ottobre al 19 gennaio 2014.

Gareth Harris, da Il Giornale dell'Arte numero 328, febbraio 2013


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