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Consuntivo di un anno e tre mesi da ministro

Quel poco che resta di Ornaghi

In una fase difficile anche per i beni culturali, i modestissimi risultati sembrano dovuti a poco impegno, poca presenza, poca convinzione

Lorenzo Ornaghi: al Mibac dal 16 novembre 2011

Roma. Se il momento non è stato forse il migliore per fare il ministro per i Beni e le Attività culturali, di suo Lorenzo Ornaghi ha dato anche l’impressione di non tenerci tanto a fare questo mestiere, come se se ne sentisse estraneo e lontano. Non c’è solo la questione delle risorse disponibili, che certo erano e sono poche: c’è una questione di convinzione, passione, dedizione. Dalla sua parte, ha avuto un grande e in certe fasi determinante aiuto dal presidente Napolitano, che si è battuto per assicurare interventi per i beni culturali anche nei momenti più critici. Ha potuto usufruire anche di iniziative e attività del suo predecessore Giancarlo Galan, e di sottosegretari e dirigenti qualificati (a partire da Roberto Cecchi), ai quali si devono diverse delle imprese compiute dal Ministero in questo periodo. È interessante notare una significativa novità di approccio agli interventi per i beni culturali (di cui forse bisogna ringraziare anche le pressioni di Napolitano): da un lato la valorizzazione dei fondi europei, dall’altro la scelta di dedicare alla cultura, anche con l’obiettivo di promuovere l’economia del turismo, risorse tratte da fondi per lo sviluppo. Cosi è successo in tre occasioni di grande importanza: i 70 milioni di euro assegnati dal Cipe il 23 marzo 2012 a interventi per i beni culturali, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione (23 a Brera, 7 alla Reggia di Capodimonte, 18 al Palazzo Reale di Napoli, 7 alle Gallerie dell’Accademia a Venezia, 5 al Polo museale di Taranto, 4 a quello di Melfi e 6 ai poli museali di Sassari, Cagliari e Palermo); il Programma operativo interregionale (173 milioni per oltre 30 cosiddetti «attrattori culturali» del Sud, impostato con il Ministero per la Coesione territoriale sempre utilizzando i fondi strutturali europei); infine i 105 milioni di euro per Pompei, pacchetto che Ornaghi ha ricevuto da Galan e per il quale ha promosso l’avvio dei bandi di gara e dell’operatività dei piani di intervento. Sono stati inoltre avviati, in connessione al supporto offerto dal gruppo Tod's-Della Valle, i bandi di gara per il restauro del Colosseo, altra impresa partita da tempo con diversi aspetti innovativi, e come sempre anche problematici. Il ministro ha inoltre raggiunto i primi accordi con Enti locali per l’attuazione del federalismo demaniale, e definito le linee guida per la semplificazione della ricerca degli sponsor per il restauro dei beni culturali. È interessante e può avere positivi sviluppi la riattivazione da parte di Ornaghi della convenzione con le Fondazioni di origine bancaria, firmata nel 2008 e poi pressoché dimenticata: nel novembre 2012 è stato concordato un protocollo d’intesa tra Mibac, la Regione Abruzzo e le quattro fondazioni bancarie abruzzesi per il coordinamento degli interventi di conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale regionale, nel segno della ricerca della più efficace collaborazione tra pubblico e privato. Nell’Abruzzo terremotato il Mibac di Ornaghi non gestisce ma segue la gestione di 206 milioni di euro compresi nei fondi governativi e destinati nel triennio 2013-15 ai primi 500 monumenti danneggiati. Altrettanto, con somme da definire, avviene in Emilia-Romagna, dove intanto per le emergenze sono stati affidati direttamente al Mibac 7 milioni.
Sul piano normativo, Ornaghi ha seguito la logica generale delle politiche di risparmio imposte dalla crisi economico finanziaria. Ha comunque portato a termine la legge sui restauratori (cfr. articolo a fianco), con esito che sembra essere generalmente ben accolto, e (dopo le tante polemiche suscitate da discutibili attività commerciali letteralmente a ridosso dei monumenti) ha adottato la direttiva sul decoro, con cui interviene con severità a contrastare qualsiasi attività non consona al decoro dei monumenti e per la quale ha ricevuto diverse contestazioni (cfr. n. 326, dic. ’12, p. 2).
Nei provvedimenti generali del Governo, gli interventi in materia di beni culturali hanno riguardato prima la modifica e poi la sospensione delle misure di sostegno finanziario per gli interventi conservativi sui beni culturali, nonché discusse semplificazioni in materia di verifica dell’interesse culturale e di autorizzazione paesaggistica. Inoltre la messa in liquidazione di Arcus dal primo gennaio 2014, con la riconduzione delle relative attività al Mibac e nuove modalità di calcolo e di utilizzo della quota del Fondo infrastrutture stradali e ferroviarie destinata a beni e attività culturali fino al 2016. In particolare tale quota non è più predefinita al 3%, ma sarà fissata annualmente dal Cipe in relazione alle disponibilità, e questo sembra un arretramento grave per le risorse dedicate ai beni culturali. Ma Ornaghi ha anche ottenuto nel decreto «salva Italia» l’introduzione di disposizioni agevolative delle assunzioni presso il Mibac, al fine di assicurare lo svolgimento delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale. Ancora, con i decreti in materia di spending review e con l’ultima manovra finanziaria approvata a fine dicembre Ornaghi ha dovuto subire (oltre ai tagli generali, alle riduzioni di dirigenti e di personale, di organismi consultivi, persino dei comitati di settore) la perdita di una risorsa importante, che era stata ottenuta dall’allora ministro Rutelli: ovvero la possibilità di spostare a programmi diversi le somme non utilizzate nell’ambito del programma originario. Ora tali somme, quantificate per quest’anno in 70 milioni di euro, devono essere versate all’entrata del bilancio dello Stato, senza alcuna indicazione circa la possibilità di una riassegnazione al Mibac.
Sui libri Ornaghi si è impegnato in modo particolare, con lo stanziamento di 6,6 milioni di euro per un Piano straordinario per la sistemazione delle Biblioteche (compresa la Girolamini di Napoli, dopo le sofferte vicende e le nomine sbagliate da parte del Ministero), e con l’avvio della digitalizzazione del patrimonio librario attraverso l’accordo Mibac-Google. Le nomine non sono certo state un punto forte dell’azione del ministro Ornaghi: in particolare, molto criticato è il recente rinnovo del Consiglio Superiore dei beni culturali, nell’ambito del quale l’unica persona competente in materia è Antonio Paolucci (attualmente, peraltro, dipendente di uno Stato estero, il Vaticano). La composizione del Consiglio è inoltre dimezzata dall’assenza dei presidenti dei Comitati di settore, per ora soppressi, ma sui quali Ornaghi chiede pressantemente una deroga, e ne avrebbe già pronta la composizione.
Per le iniziative sul piano internazionale, Ornaghi ha costituito il «focus point» per la Capitale europea della Cultura, che sarà italiana nel 2019, e ha emanato il bando per la relativa selezione. Ha collaborato inoltre con il Ministero degli Esteri per l’impegnativo anno della cultura italiana negli Usa, attualmente in corso con una ricca serie di eventi e con importanti opere italiane trasferite per l’esposizione negli Stati Uniti. Infine ha appoggiato e dato seguito all’apertura dello spazio permanente dell’Arte italiana nel Museo nazionale cinese di Pechino, iniziativa avviata dai precedenti ministri e curata in particolare dall’ex direttore generale per la valorizzazione Mario Resca.

Marta Romana, da Il Giornale dell'Arte numero 328, febbraio 2013


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