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Mostre

Ravenna

Dai fiamminghi a Bacon l’arte è un’onda anomala

Al Mar i confini sovrapposti di genio e follia nell’esercizio della creatività

Mattia Moreni, «Autoritratto n. 2», 1986, olio su tela, Galleria d'Arte Contemporanea Vero Stoppioni, Santa Sofia (FC)

Ravenna. «Borderline. Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalí, dall’Art brut a Basquiat», che si tiene al Mar dal 17 febbraio al 16 giugno, presenta 200 opere di, tra gli altri, Bosch, Bruegel, Géricault, Goya, Dubuffet, Tancredi, Wols, Appel, Jorn, Basquiat, Moreni, Zinelli, Rainer, Baj, Masson, Bacon, Ligabue, Moreni, Sandri, Viani, Dalí, Ernst, Corneille, Brauner e Klee, insieme a pezzi legati all’Art brut e a manufatti di arte primitiva ed etnografica.
La rassegna documenta come, accanto ad autori segnati dalla sofferenza psichica o da evidenti disturbi della personalità, ci siano artisti, universalmente noti e acclamati, che hanno volontariamente sperimentato il transito in territori inesplorati dell’espressione artistica. Dice Claudio Spadoni, curatore della mostra, assieme a Giorgio Bedoni e a Gabriele Mazzotta: «“Borderline” non è una mostra sull’arte dei folli o presunti tali, né specificamente sull’Art brut, sostenuta da Jean Dubuffet per rilanciare un pensiero della creatività che recuperasse un’autenticità originaria. La rassegna nasce da alcune domande, che potrebbero riguardare l’origine dell’impulso creativo, prima che assimilazioni e condizionamenti culturali portino all’accettazione più o meno consapevole di determinate convenzioni. Tuttavia, la mostra, più che suggerire risposte, alimenta interrogativi. Accanto alle opere di alienati, del tutto privi di formazione e cultura artistica, isolati e non condizionati dai mezzi di comunicazione, che si sono dedicati al lavoro creativo all’interno di ospedali o luoghi di reclusione, ecco lavori di artisti tra i più noti dell’ultimo secolo, da Klee a Basquiat, con una presenza cospicua di surrealisti che a quelle “anomalie” dell’arte erano molto interessati anche in nome di quell’“automatismo psichico” da essi invocato. Ci sono poi opere di artisti che hanno manifestato un disagio della realtà divenuto patologico, una tragica crisi dell’identità, talora tradotti in “metafore ossessive” o in una ritualità performativa volta a rievocare la congiunzione arcaica di sacro e tragico (penso agli azionisti viennesi)».
I destini, insomma si incrociano, così come si sovrappongono i confini tra normalità e devianza: «Ci è sembrato interessante mettere in mostra anche alcuni protagonisti “fuori dalle righe”, come Bacon o Ligabue, o gli artisti del gruppo Cobra, conferma Spadoni. Primitivismi, infantilismi, modalità anomale dell’espressione artistica hanno avuto una diffusione impressionante nel corso dell’ultimo secolo, e mi piace ricordare che Kandinskij, nel 1912, aveva pubblicato sull’Almanacco del “Blaue Reiter” disegni infantili accanto a opere di Picasso e di altri già acclamati protagonisti della scena artistica ufficiale».

Sandro Parmiggiani, da Il Giornale dell'Arte numero 328, febbraio 2013


  • Salvador Dalí, «Mostro molle in un paesaggio angelico», 1977, olio su tela, cm 76x101, Musei Vaticani, Città del Vaticano
  • Karel Appel, «Senza titolo», 1971, olio su tela, cm 55x81, Collezione Ca' La Ghironda, Zola Predosa (Bo)
  • Théodore Gericault, «Le medecin chef de l'asile de Bouffon», olio su tela, Collezione privata

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