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Musei

Andrea Viliani

Parla il neodirettore generale della Fondazione Donnaregina: non solo Madre, ma attività per tutto il sistema del contemporaneo

Andrea Viliani. Foto: © Amedeo Benestante

Napoli. Andrea Viliani (Casale Monferrato, Al, 1973) dal primo gennaio 2013 è il nuovo direttore generale della Fondazione Donnaregina, la fondazione creata dalla Regione Campania a cui dal 2005 è affidata la gestione del Madre, Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina. Si dà avvio, con questa nomina, a una stagione che prova a lasciarsi alle spalle polemiche e «rancori», cambiando strategie e prospettive.
Che cosa porta a Napoli delle sue esperienze?
È soprattutto dal lavoro svolto al Castello di Rivoli che ho maturato la consapevolezza di che cosa debba essere un museo: non è solo un luogo espositivo, ma anche di ricerca e di riflessione teorica. Un luogo continuamente reinterpretato dal pubblico, che ne è coautore assieme agli altri attori che lo animano. Dall’esperienza al MAMbo di Bologna, invece, mi porto la convinzione che un’istituzione si possa aprire a una costellazione di altre realtà sul territorio, così come lì avvenne per la Galleria Civica d’arte moderna. Infine dall’incarico alla Fondazione Galleria Civica di Trento ho fatto mia l’idea che sia necessario aggiornare le istituzioni, per adattarle alle nuove contingenze, anche finanziarie. In questo caso la soluzione è stata di proporre in chiave italiana il modello MoMA PS1 di New York e sono orgoglioso che, proprio nei giorni del mio insediamento a Napoli, sia stata firmata la convenzione tra Mart di Rovereto, Fondazione Galleria Civica di Trento, Provincia autonoma e Comune di Trento.  
Quale percorso vuole intraprendere per il Madre?
Il ragionamento va fatto sull’attività complessiva della Fondazione Donnaregina. È questa la nuova mission, tra l’altro già preannunciata dagli indirizzi strategici dei «Cinque cerchi» indicati dal Cda: non solo Napoli, ma anche la Campania, il resto dell’Italia e il Mediterraneo. La Fondazione Donnaregina deve parlare un linguaggio di condivisione e di sinergia con tutto il territorio perché il contemporaneo qui è dappertutto. Occorre lavorare alla creazione di piattaforme terze, in cui non esiste più la singola realtà. Secondo me questa è un’alternativa per i musei di oggi e di domani ed è quanto ho acquisito dal lavoro fatto per dOCUMENTA(13). Il Madre, quindi, sarà parte di un sistema. In primo luogo, però, è un museo e pertanto deve identificarsi con la sua collezione.
Come pensa di costruire questa collezione?
Con scrupolo e passione; con la ricerca e con il rapporto con il pubblico. La collezione dovrà essere proiettata verso il mondo, ma riconoscibile come appartenente al suo territorio e, quindi, non dovrà assomigliare a nessun’altra. Occorre che una collezione abbia un suo carattere distintivo. Si procederà senza fretta, anche con una politica di depositi a medio e lungo termine e con donazioni, perché ogni museo, soprattutto oggi, deve ricevere un po’ di amore. Ritengo che il museo abbia una funzione sociale ed educativa e che la collezione sia uno strumento strategico. Pertanto anche una politica di acquisti non dovrà essere considerata come spesa di lusso, ma come incremento valoriale di patrimonio pubblico.
Quando partirà la sua programmazione?
È già in bozza e sta per essere sottoposta al vaglio del Comitato scientifico e del Cda. Bisognerà attendere la fine del 2013 perché il museo vada a pieno regime, ma intanto, con un crescendo, le attività espositive avranno inizio già in tarda primavera, dopo la chiusura della mostra di Sol LeWitt. Non ho ereditato una programmazione per il museo; mentre per la Fondazione ho già trovato uno straordinario programma sull’arte emergente con il Progetto XXI.
Che cosa pensa della passata gestione?
Il Madre è un museo che ha meritato la sua reputazione per la straordinarietà delle sue mostre e delle sue pubblicazioni, che lo hanno reso autorevole in ambito internazionale. Io darò priorità, in primo luogo, alle collezioni, questione che, per me, è di assoluta urgenza. Ritengo che sia importante che i musei lavorino con serenità, per svolgere la loro preziosa funzione sociale. È quindi augurabile una continuità pur nella differenza degli stili. Rassicurazioni in tal senso mi sono state date dal presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e dall’assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia, che il giorno del mio insediamento mi hanno consegnato un segnale di ottimismo e di fiducia nella funzione del Madre. Parafrasando questo messaggio, vorrei estenderlo a tutti i musei italiani:  la mia generazione è invitata a riproporre, in tempi di crisi, soluzioni nuove, interpretando il museo come luogo di mediazione del sapere, mantenendo sempre salda la sua funzione civile di servizio pubblico.
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Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 328, febbraio 2013


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