Quando Olympia cacciò le dee

Massimo Melotti |

Nel Salon del 1865 Edouard Manet, artista che già aveva suscitato entusiasmi e critiche, espone «Olympia», nudo di donna che si rifà alla Venere di Urbino di Tiziano, rivisitata in chiave moderna, tanto moderna che ben presto si passò dalle critiche a uno scandalo senza precedenti. Una vera e propria collera collettiva accomuna gli addetti ai lavori al pubblico che si accalca di fronte alla tela. «Un quadro, scrive addirittura “L’Epoque”, che potrebbe scatenare un’insurrezione». La critica concorde condanna. Scrive Jules Claretie: «Cos’è mai questa odalisca dal ventre giallo, ignobile modello raccattato non so dove, che vorrebbe rappresentare Olympia». E il «Constitutionnel»: «Riesce a suscitare risate quasi scandalose che assembrano i visitatori del Salon davanti a questa grottesca creatura». E ancora: «Non si è mai visto uno spettacolo simile, e di un effetto più cinico: questa Olympia, sorta di gorilla femmina…» tuona il «Grand Journal», mentre l’autorevole critico Paul de Saint-Victor scrive sulla «Presse»: «La folla si accalca come all’obitorio di fronte all’Olympia infrollita di Manet.
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Massimo Melotti